Translate

giovedì 29 agosto 2013

L'arte e il sociale...



Nella lettera agli artisti Giovanni Paolo II scriveva: “La bellezza, come la verità, mette la gioia nel cuore degli uomini ed è un frutto prezioso che resiste al logorio del tempo, che unisce le generazioni e le fa comunicare nell’ammirazione”.Una riflessione  inconfutabile, che al di là della presenza o meno di un credo religioso, esprime un concetto assoluto  sono convinta condiviso dai più.
“La bellezza salverà il mondo” stesso concetto pur se  espresso in termini puramente   laici e totalmente indipendenti dai corollari dei precetti religiosi , pronunciato con convinto  vigore nell’”Idiota” di Dostoevskij .
Il tema della bellezza torna predominante nell’esistenza umana come valore imprescindibile dell’anima; una bellezza pura e nobile che prescinde il solo senso estetico per andare ben oltre;
 la bellezza è la via “dell’altrove”, è il preludio per  raggiungere l’etica.
La bellezza è condivisione, è unione, è coraggio, è immedesimazione, è partecipazione e, nelle innumerevoli accezioni del termine, è spesso arte .
Si, perché la bellezza è  arte così come l’arte è bellezza e talvolta la forma più alta e pura di comunicazione tra gli esseri umani.
Ecco come l’arte/bellezza ,  diventa il trade d’unions , diventa missione e ,come nel caso che sto per raccontare, diventa un imperativo categorico delle coscienze, un preciso dovere morale che spinge un gruppo di donne verso un comune obiettivo.
Tutte legate indissolubilmente  da un solo ed unico filo di congiunzione : l’arte.
Anche in questa occasione è l’arte che riesce dove altro fallisce e sempre in nome dell’arte che 50 artiste, provenienti da tutte Italia , si uniscono per dar vita ad un progetto straordinario: Un petalo rosa ...per non dimenticare.
Un petalo rosa ...per non dimenticare è un progetto ideato da Adele Lo Feudo , in arte ALF, una pittrice nata a Cosenza ma che attualmente vive a Perugia.
Un progetto meraviglioso quanto ambizioso che ha raccolto ben 50 donne tra pittrici , scultrici, scrittrici e fotografe unite per affrontare un tema doloroso , ormai sempre più attuale, che coinvolge con crescente preoccupazione il tessuto sociale non soltanto europeo bensì mondiale : quello della violenza femminile e del femminicidio.
L’idea del progetto nasce da un pensiero intimo della Lo Feudo che non l’ha abbandonata per tutta la vita: quella della tragica morte della giovane diciannovenne Roberta Lanzino, sua coetanea e concittadina.
Per coloro , credo pochi tuttavia, che non ricordassero il tremendo episodio Roberta Lanzino era una ragazza di 19 anni , nel luglio del 1988 uscì di casa da Cerisano , paese in provincia di Cosenza, sul suo motorino . Sulla strada isolata e poco trafficata che la conduceva a Torremezzo di Falconara, in una casa al mare, venne seguita da un auto , aggredita dai passeggeri che la raggiungono, la seviziano ,la stuprano ed infine la uccidono.
Alla giovane Roberta fu rubato tutto in un attimo, i suoi sogni di giovane donna, la dignità, l’onore, la purezza e soprattutto  la vita, con una ferocia inaudita. Ciò che accadde a Roberta continua ad accadere ancora e ancora  e ancora, sempre di più, sempre con  maggiore efferatezza , sempre con maggior disprezzo , sempre con maggior umiliazione a milioni di donne in tutto il mondo.
La violenza sulle donne è un tema ormai che coinvolge tutti e che deve interessare tutti indistintamente perché in breve tempo è divenuto una piaga sociale che ci induce a riflettere da un punto di vista sociologico, culturale ed educazionale.
Il progetto ha come obiettivo principale quello di unire donne diverse, farle alleare  tra loro come raramente accade e sensibilizzare l’ opinione pubblica attraverso il comune denominatore dell’arte.
Si sviluppa attraverso due mostre itineranti:
La prima si terrà a  Perugia in ottobre 2013 e successivamente si sposterà a  Cosenza in novembre 2013 presso la sede del Centro antiviolenza donne Roberta Lanzino.
Molte delle artiste partecipanti (pittrici, scultrici, fotografe, poetesse, performer, cantanti) doneranno la loro opera alla Fondazione Roberta Lanzino che presenzierà all’evento di Cosenza ; le opere in donazione entreranno a far parte del museo dedicato alla violenza femminile all’interno della fondazione .
Ogni opera sarà dedicata ad una donna , vittima di violenza, e sarà anche un' occasione di raccoglimento interiore per ricordarle.
Ai miei cari amici, con i quali condivido questa bellissima esperienza, comunico in anteprima che la mia opera sarà dedicata ad Aisha Ibrahim Duhulow uccisa il 27 ottobre del 2008 per mano di un gruppo di  uomini che l'ha lapidata a morte con l’accusa di adulterio. L'esecuzione è avvenuta all'interno di uno stadio della città meridionale di Chisimaio, di fronte a un migliaio di spettatori.
La mia decisione insolita vuole evidenziare un “altro” aspetto della violenza femminile e del femminicidio, quella della persecuzione e della sottomissione  per il sol fatto di nascere donna e di "essere "donna  e per tale condizione considerata intellettivamente inferiore. Quella di un mondo spesso dimenticato o taciuto fatto di soprusi, di umiliazioni fisiche e psichiche, di annientamento della dignità femminile.
Per anni sono stata socia di Amnesty International e ho seguito da vicino questo caso terribile che tanto aveva scosso la mia impotente personalità di donna e di cittadina libera.
La storia di Aisha Ibrahim Duhulow  fu una storia molto dura che ci fa prendere consapevolezza di come in alcuni Paesi del mondo nascere donna significa andare incontro ad un destino di prevaricazioni , prepotenze, violenze e di leggi incivili  ed inique inspirate  a dettami di ignoranza e superstizione e  che  il più delle volte vengono  applicate all’interno di  giudizi fittizi,  sommari  ed  approssimativi che sfociano , particolarmente  quando coinvolgono il destino delle donne, nella  sentenza  definitiva ed irremovibile della  pena di morte.
Aisha Ibrahim Duhulow aveva solo 13 anni e venne lapidata dagli
integralisti islamici nel sud della Somalia e l’
accusa di adulterio era falsa: è
stata usata per nascondere la circostanza che la bimba era stata
violentata da tre miliziani  lungo
il cammino di ben 520 Km che avrebbe dovuto condurla a Mogadiscio, dove intendeva recarsi a piedi, in visita dalla
nonna. Aveva avuto il grande coraggio di  denunciare l’
accaduto.
Aisha è stata uccisa da un gruppo numeroso di uomini secondo la legislazione islamica, che l’
ha
lapidata a morte all’
interno di uno stadio, di fronte a un migliaio di
spettatori. Aisha era arrivata a Chisimaio , proveniente
dal campo profughi di Hagardeer, in Kenya. Qui era stata stuprata da tre uomini e si era rivolta ai miliziani
di
al Shabaab
per ottenere giustizia. Ma nessuno dei tre stupratori
venne  arrestato.
La denuncia di Aisha ha ottenuto come risultato il suo arresto,
l’
accusa di adulterio e la lapidazione.
Secondo i testimoni oculari e secondo   Amnesty International,
invece, Aisha ha lottato contro i suoi carnefici ed è stata trascinata
a forza nello stadio. Qui la ragazza è stata sepolta lasciando
emergere solo il collo e la testa e i boia scelti per l
’'

esecuzione
hanno iniziato a colpirla, usando le pietre appena scaricate da un
camion.

Un episodio  tragico e riprovevole del quali è complice l'intera umanità ma che tuttavia evidenzia lo straordinario coraggio di una giovane donna che  è stata martirizzata due volte , dai violentatori prima e dagli esecutori materiali della sua lapidazione . Un dramma che fa emergere tragicamente la fragile condizione femminile.
L’evento, al quale mi onoro di partecipare , sarà realizzato  grazie alla partecipazione fattiva di note  e prestigiose personalità del mondo dell’arte , che grazie alla loro sensibilità renderanno possibile questo straordinario progetto.
La mostra prevista a Perugia sarà curata dal semiologo, storico dell’arte, critico e concedetemi caro amico Alberto D’Atanasio, sempre vicino a temi così delicati con la  profonda sensibilità che lo contraddistingue.
Stessa grande umanità va attribuita  al caro amico e mio corregionale Antonio Iannice che sta compiendo un lavoro stupendo; è a lui che si deve la realizzazione del sito internet dedicato all’evento e che vi invito vivamente a visionare; all’interno è espresso tutto il valore intrinseco di “un petalo rosa… per non dimenticare” .
L’indirizzo web è il seguente:

www.unpetalorosa.altervista.org.

Eventi di questo tipo sono possibili soprattutto grazie alla generosità e al grande impegno degli artisti, in quest’occasione per la maggior parte donne, cosa  che mi lusinga e al contempo mi commuove immensamente e che, smentisce  la teoria che metterebbe in discussione la solidarietà femminile. Sono eventi che nascono quasi sempre per caso e che dall'idea illuminata  di un attimo, come quella straordinaria di Adele Lo Feudo, riescono a coinvolgere le sensibilità interiori di altre persone che all'unisono si fondono in un unica voce di provocazione e di impegno morale.
Quando Adele mi chiese se avessi voluto aderire al suo progetto, ho accettato di partecipare  senza esitazione , non solo per il valore altamente nobile della causa ma anche perché la mostra coinvolge la mia Regione, ovvero la Calabria, terra dalle difficili e radicate problematiche ma anche terra dal grande cuore fatta di  buoni  sentimenti e di profonda umanità.
Spesso mi chiedo o  mi chiedono perché ho scelto di intraprendere questa professione.
Non ho molte certezze nella vita a parte l’amore ,l’affetto per i miei cari,  l’arte e
l’esistenza di Dio ,e a volte in momenti tremendamente difficili e di fallibilità umana ha vacillato anche quest’ultima, ma posso rispondere  senza esitazioni e con l’onestà che mi contraddistingue : ho capito  di  voler fare la pittrice per scopi alti e nobili come questo, dove l’arte diventa il più forte mezzo comunicativo e di comunanza a nostra disposizione , l'unica alternativa possibile che riesce  a restituire, in termini emozionali, molto più di ciò che noi stessi riusciamo  a dare.

Cari amici  lettori vi invito dal profondo a mantenervi  in contatto perché a breve potremo comunicare con certezza sede, luogo e data di inaugurazione.
Non mancate! mi raccomando!
Facciamo la nostra parte! insieme!


LA FAVOLA DEL COLIBRI' 
 
Durante un incendio nella foresta, mentre tutti gli animali fuggivano, un colibrì volava in senso contrario con una goccia d’acqua nel becco.
“Cosa credi di fare?” Gli chiese il leone.
“Vado a spegnere l’incendio!” Rispose il piccolo volatile.
“Con una goccia d’acqua?” Disse il leone con un sogghigno di irrisione. Ed il colibrì, proseguendo il volo, rispose: “Io faccio la mia parte!”.


www.unpetalorosa.altervista.org

 
la mia opera presente al progetto : " un petalo rosa... per non dimenticare"
 
PERCHE'?
olio su tela lavorata- 40x40

venerdì 16 agosto 2013

Massimo Rao- Il pittore della Luna e non solo…





Era un triste e malinconico pomeriggio d’inverno di qualche anno fa, lo ricordo ancora bene perché la pioggia batteva sulle vetrate delle mie finestre da ore  e la stanza buia dello studio mi impediva di proseguire il mio lavoro sulla tela appena abbozzata;  decisi così  di accantonare colori e pennelli  per dedicarmi alle mie solite ricerche ; accesi il mio pc e cominciai a navigare nei mari sconfinati  della rete,  alla ricerca di qualche sublime visione artistica che potesse sollevarmi da una giornata ormai irrimediabilmente compromessa.
Fu allora che accadde! Dinanzi a me apparve una delle opere più belle che il mio sguardo ebbe  mai la fortuna di incrociare e tutto ciò avvenne per puro caso; stavo infatti conducendo una ricerca sull’arte preraffaellita e come spesso accade in questi casi venni condotta inspiegabilmente,di link in link, di fronte ad un’opera di straordinaria bellezza. Ne rimasi folgorata.
Stetti davanti al monitor del mio pc almeno venti minuti a contemplarla e pensai a quale emozione irripetibile sarebbe stata poterla osservare dal vero, in assoluto e rispettoso silenzio; soltanto dopo, rinsavita da quel piacevole turbamento ,mi  domandai chi fosse l’autore di tale capolavoro e così cominciai ad ”investigare”  impiegando tutte le risorse messe a disposizione dalla tecnologia informatica , che spesso, a volte a torto altre a ragione, viene demonizzata ma che nella realtà odierna e  in alcune particolari circostanze di oggettiva impossibilità  rappresenta  l'unica fonte   a disposizione per apprezzare  capolavori dell'arte abbattendo concreti problemi di costi e distanze. Ciò nonostante, la mia  esperienza personale insegna, lì dove è avverabile consiglio sempre di confrontarsi con l'arte dal "vero" nelle stanze silenziose e raccolte dei musei, delle gallerie e , quando la fortuna ci è compagna, degli studi degli artisti.
Poco tempo dopo tuttavia,le astuzie tecnologiche avevano portato i loro frutti.
Scoprii che il pittore in questione altri non era che Massimo Rao ; il titolo dell’opera che tanto magistralmente era riuscita a rapire il mio interesse aimè continuo a disconoscerlo ma non è forse sacrosanta verità quella decantata da Shakespeare nel Romeo e Giulietta? : “ che cosa c’è in un nome? Ciò che noi chiamiamo con il nome rosa, anche se lo chiamassimo con altro nome,  serberebbe pur sempre lo stesso dolce profumo”.

Tuttavia , citazioni a parte, questa è la foto in questione, a questo punto mi resta ben poco da aggiungere ,lascio ai lettori l'ardua sentenza:
 

La disconoscenza di un artista di così grande talento non era che un imperdonabile errore imputabile alla  mia ignoranza; cercai allora di compensare quella  mancanza inammissibile iniziando ad interessarmi  a lui.
Appresi che Massimo Rao nacque nel 1950 a San Salvatore Telesino in Campania; ne fui subito felice perché, diversamente  dalla straordinaria pittura che ne traspariva dalle sue opere, tipica dei pittori classici rinascimentali, Rao era un pittore contemporaneo del XX secolo e sol per questo avrei potuto godere della sua arte ancora per molto tempo e magari conoscere di persona in una delle sue mostre;  ma il mio entusiasmo aimè fu  destinato a scomparire molto presto .Continuando a leggere la sua biografia  purtroppo appresi  la terribile notizia della sua prematura morte, la malattia lo rubò all'arte e alla vita a soli 46 anni ,nel  1996.
Sfogliando le sue opere compresi la sublime bravura di questo artista, la padronanza  del disegno che nulla aveva da invidiare a quello degli antichi maestri del passato e che usava con una maestria assoluta, l’uso misurato del colore, la capacità straordinaria di ricreare ambientazioni surreali , la ricercatezza dei contenuti e della simbologia.
Il suo linguaggio figurativo è costellato da soggetti misteriosi, fantastici, enigmatici e, quasi come in un sogno, la maggior parte delle sue tele vengono illuminate dalla luna; una luna dalla presenza quasi ossessiva, a volte nascosta per metà  altre  svelata nel pienore della sua luce , e in alcuni casi  anche  solo citata e incisa sulla pietra ,una luna sognata e sognante dai tratti femminili , che spesso riecheggia dalle pieghe drappeggiate dei tessuti  .
Ecco perché Massimo Rao è stato consegnato alla storia come “il pittore della luna”, anche se Massimo Rao è questo e molto altro ancora; è un pittore dotato di un’abilità che può davvero riconoscersi a pochi artisti, nelle sue opere emerge  una singolare sensibilità che indaga nel profondo di se stesso e non solo,  che riesce a tradurre le sue visioni attraverso un mondo immaginario e fantastico, uno scenario irreale fatto di personaggi misteriosi e silenti che affiorano  dall’onirico e dall’inconscio per integrarsi in una realtà immanente . Massimo Rao non è  solo pittore è soprattutto poeta.  Nelle sue opere emergono le stesse emozioni forti  descritte nei versi dei  pittori maledetti .
 Massimo Rao è  il" Verlaine della pittura", esattamente questo è ciò  che lui è per me : Il tono di molti dei suoi dipinti e delle sue carte ,che combinano spesso malinconia e chiaroscuro, rivelano , al di là della forma efficace di semplicità, una sensibilità interiore di profondo valore umano.
Massimo Rao  è un pittore sopraffino , un poeta che scava nell'anima senza tregua, un grande maestro che meriterebbe molto più spazio di quello che realmente gli è stato concesso.
Fortunatamente a riaccendere i riflettori sull’arte di un grande come Massimo Rao  ha pensato la "Pinacoteca Massimo Rao” nata nel novembre  2012 nel comune che gli ha dato i natali ed affidata all’associazione Massimo Rao presieduta dalla carissima amica di Massimo: Renata Lombardo, testimone di memorie affettive, passate e recenti.
Uno sforzo questo davvero apprezzabile che commuove ed inorgoglisce e che ha lo scopo di mantenere eternamente vivo il nome di un Maestro indimenticabile ed indimenticato dell’arte contemporanea, raccogliendo tutto il complesso e straordinario lavoro dell’artista .
Ed è proprio all'associazione  Massimo Rao  e alle istituzioni locali che  sento di ringraziare, a nome mio e sono convinta anche di moltissimi altri estimatori del Maestro,  per il fattivo contributo dato all'arte contemporanea italiana e non soltanto, in uno scenario, quello dell'arte, non sempre facile, osteggiato da ottuse opposizioni, indifferenze inaccettabili, ostacoli obiettivi ed ignoranze intollerabili.
Lev Tolstoj  in una dei suoi più celebri aforismi affermava : “L'arte è un’ attività umana che possiede come propri scopi la trasmissione alle altre persone dei più alti e migliori sentimenti al quale l'uomo sia mai arrivato.” 
Se ciò risponde a verità allora Massimo Rao , può affermarsi con certezza, ha  assolto a questa difficile missione  con sublimi traguardi .

Un' opera al giorno...."Il figliol prodigo" di Gherardo delle notti

Opera suberba di Gerrit van Honthorst, conosciuto ai più come Gherardo delle notti, il Caravaggio olandese.
L'opera è uno straordinario dipinto ad olio (125 per 157 cm) realizzato nel 1623, attualmente conservato alla Alte Pinakothek di Monaco di Baviera.


giovedì 15 agosto 2013

ARNOLD BOCKLIN E IL MISTERO DELL'ISOLA. Il potere della simbologia nell'arte


Di sicuro uno dei miei pittori preferiti è senza ombra di dubbio Arnold Böcklin.
Artista raffinato dalle doti pittoriche straordinarie che nacque come paesaggista   ma fu fortemente influenzato dal romanticismo e questo soprattutto per merito dei suoi  continui viaggi in Italia ; oggi è considerato uno dei maggiori esponenti del simbolismo e non a torto.
La sua pittura è intrisa di una forte carica di mistero , le sue ambientazioni rarefatte  conducono in occulti mondi fantastici  ed ignoti dove si rivelano figure mitologiche e dove prendono vita  creature oniriche, naiadi, ninfe, fauni, centauri che si muovono all’interno di scenari dell’architettura classica.
Böcklin fu il  precursore  della pittura surrealista, nelle sue opere se ne distinguono netti  i primi segni , ed influenzò pittori come Max Ernst e Salvador Dalì, e per alcuni versi anche lo stesso Giorgio de Chirico.
Pur essendo dai natali svizzeri il pittore avvertì molto il richiamo dell’ Italia e visse nel nostro Paese per gran parte della sua  vita; stabilitosi a Roma conobbe e sposò  la giovane Angela Pascucci e fu  sempre nella città eterna che iniziò  ad apprezzare la cultura classica che ispirò molto la vocazione artistica e pittorica dell'artista .
L’amore per l’Italia lo condusse in città come Napoli e Pompei, dalle quali ricevette nuova ispirazione, ma   fu soprattutto   Firenze il luogo che maggiormente segnò il destino dell'artista,e il forte legame con la città lo spinse, nel 1895 , ad acquistare la ora famosissima e celebre Villa Bellagio a San Domenico di Fiesole  dove rimase sino alla sua morte che giunse di lì a poco .
 Fu  a Firenze  che  Arnold Böcklin concepì, nel 1879, la prima versione del  suo più celebre capolavoro: l’isola dei morti del quale produsse cinque versioni tra il 1880 e il 1886, e fu sempre Firenze ad accogliere le sue spoglie presso il cimitero degli Allori.
L’ISOLA DEI MORTI è considerata una tra le opere più emblematiche dell’arte, non  solo per la  forte carica emotiva che il dipinto riesce a comunicare ma anche per l’eccellente esecuzione tecnica  di potenti chiaro/ scuro che catturano l’osservatore  conducendolo all’interno dell’opera stessa.
L’opera  affascinò così tanto gli estimatori della pittura di Arnold Böcklin che nel 1933, non si comprende esattamente se  la copia conservata a Berlino o una versione originale,   divenne  di proprietà di Adolf Hitler  che ne fu  letteralmente rapito.
L’isola rappresenta da secoli il punto cruciale  sul quale si sono concentrate le diverse versioni interpretative circa l’esistenza di un luogo preciso, realmente esistito  o meno ,quale fonte di ispirazione dell’opera;  il tema  che accomuna le cinque versioni dell’opera  è sempre lo stesso:
un rematore ed una figura vestita di bianco, più probabilmente femminile, posta alla prua di una piccola barca che attraversa le acque oscure  per raggiungere  un'isola sassosa  rabbuiata da un folto boschetto di cipressi. Le increspature nell’acqua fanno pensare che la barca si stia dirigendo verso l’isola ma secondo alcune interpretazioni la barca potrebbe anche abbandonare l’isola. Nella barca si intravede un  oggetto non ben visibile ma che verosimilmente può identificarsi con  la presenza di una bara, anch’essa bianca ( ciò potrebbe collegarsi alla scomparsa prematura della figlioletta dell’autore che tuttavia perse ben otto dei suoi quattordici figli).
Il boschetto di cipressi conduce all’idea tradizionale di un luogo di lutto come un cimitero avvalorato ulteriormente dalla presenza  di quelli che, all’interno roccioso, appaiono portali sepolcrali.
L’atmosfera che ne deriva è desolante a tratti angosciosa e la cosa che affascina ancor più è che lo stesso autore preferì non attribuire   né un titolo né una sua interpretazione dell'opera, mantenendo un alone ancor più fitto di mistero sulla sua creazione, Il titolo infatti  le fu  dato dal mercante d'arte Fritz Gurlitt.
La critica ha accostato la figura del rematore a quella di Caronte che leggendariamente conduceva le anime agli inferi, così come la distesa d’acqua al fiume Acheronte.
L’opera  ci conduce in un mondo fantastico, surreale , ci induce ad indagare  all’interno di luoghi ignoti ed oscuri del nostro subconscio , fu infatti una tra le opere maggiormente esplorate da personaggi come Sigmund Freud  che al mondo onirico dedicò tutta la sua vita , così come  affascinò il sommo poeta italiano Gabriele D’Annunzio  e fabbricatori del male come Hitler e Lenin.
 La terza versione è quella che preferisco , soprattutto sotto un profilo esecutivo.
 
la diatriba scoppiata per secoli fra i critici dell'arte ruota attorno al modello assunto dal pittore per raffigurare l'isolotto roccioso.
Per alcuni potrebbero essere stati i faraglioni di Capri o il Castello Aragonese di Ischia  a dare l' ispirazione al maestro, vista anche la sua visita presso gli straordinari luoghi campani.
 
 
Altra versione molto accreditata fu quella che il modello utilizzato da Arnold Böcklin per dipingere la sua "Isola dei morti" fu l'Isola di Pontikonissi , vicino le meraviglie architettoniche e storiche di Corfù
 
 
tuttavia , ultime più recenti ricerche comparano l'isolotto roccioso all'Isola di San Giorgio, presso le Bocche di Cattaro  nel Montenegro, un isolotto con all'interno una chiesetta e un cimitero con i cipressi. Versione questa che personalmente ritengo una tra le più plausibili, ecco la foto :

 
 



Tuttavia la grande straordinarietà di quest'opera nasce dal suo fascino enigmatico ed ipnotico e la disputa legata alla sua realizzazione, a come sia stata partorita dalla fervida bravura di un grande maestro come Arnold Böcklin, a quali luoghi o modelli l'abbiano ispirata, al significato in essa nascosto   resta e resterà per sempre  un mistero indecifrabile che l'autore stesso ha  volutamente deciso di mantenere non svelando ciò che per secoli tormenta le menti più illuminate del mondo dell'arte conscio che il grande fascino della sua opera germina proprio dall'arcano che essa stessa cela.

E questo lo compresero bene  menti illustri della pittura del XX° secolo   che dall' "Isola dei morti" e dalla sua enigmatica ambiguità trassero nuova ispirazione.
Come non ricordare l'opera di Salvador Dalì," La vera immagine dell'Isola dei Morti di Arnold Böcklin all'ora dell'angelus"





  La straordinaria rivisitazione dell'opera di Gipi



la versione di Clerici


la versione meno romantica e più urbana di Police che ripropone un'isola  industriale ed industrializzata in  un contesto  moderno silente e desolante. 



è questo il genio immortale  di Arnold Bocklin, un pittore di straordinario talento  e di una modernità sconcertante, un eccelso comunicatore di emozioni e  di sensazioni che è riuscito , attraverso la sua pittura, a condurre all'interno di intricati e labirintici percorsi della  mente dove risiedono i  segreti ed inconsci  luoghi più oscuri dell'essere umano, quelli tormentati, quelli sofferenti, quelli che spesso si tengono sopiti perché  fanno paura ed è proprio  per mezzo  delle sue opere che impariamo a conoscere noi stessi e le ombre che albergano come spettri , prigionieri nella nostra mente.

 

mercoledì 14 agosto 2013

ARMODIO- Itinerari in un mondo prossimo- un'esperienza indimenticabile.


Nella vita di un giovane pittore, o sarebbe più corretto dire “aspirante tale”, essere presente all’inaugurazione della mostra del sommo  pittore e poeta  Armodio  è come vivere in un sogno dove tutti gli arcani misteriosi della pittura vengono svelati .
Questo è ciò  che  è accaduto a me  il 9 agosto nelle splendide sale di Palazzo Medici Riccardi a Firenze in occasione del l’inaugurazione della mostra itinerante  dell’eccelso maestro “  Itinerari in un mondo prossimo” curata in modo superbo dall’amico carissimo Giovanni Faccenda e coordinata, tra gli altri, dal grande Franco Ristori.
Non sono solita condividere  pubblicamente momenti intimi della mia vita privata  visto il mio carattere schivo e riservato ma questa volta mi è impossibile, inevitabilmente impossibile .
Lo devo  al caro  e sincero amico Giovanni Faccenda che stimo incondizionatamente  conoscendone ed apprezzandone alti valori umani  e caratura professionale , dal quale ricevetti  cortesemente  l’invito  qualche mese fa  quando  già lavorava instancabilmente alla realizzazione del progetto itinerante sulla grande arte del Maestro Armodio.
Lo devo però soprattutto alla sublime pittura del Maestro Armodio che  da sempre è per me sinonimo di arte; si, perché dire Armodio  vuol dire  Arte, quella con la lettera maiuscola, quella Vera, quella Grande,quella Eterna.
Questo blog, che ho riaperto dopo due  anni di assenza e di questo chiedo scusa ai miei lettori  , è merito proprio della mostra del Maestro Armodio  che è riuscita dove altri avevano fallito ; le sue parole, i suoi consigli, la sua dedizione costante ed appassionata  verso la pittura , la sua  coinvolgente forza comunicativa , hanno riacceso  in me la voglia e la bramosia della condivisione ; quelle stesse emozioni che invece, da  qualche  mese , ritrovavo  leggendo gli articoli dell’appassionante e ben scritto blog “ TRE COSE CHE SO” ( che consiglio vivamente e del quale sono una grande fan)  della brava e simpatica Paola che   finalmente ho  anche avuto il grande piacere, in occasione dell’inaugurazione, di  conoscere e dalla quale attendo  di leggere con ansia  il suo di sicuro bellissimo pezzo.
Itinerari in un mondo prossimo” è una   mostra  semplicemente straordinaria .
Entusiasmante, coinvolgente, affascinante, studiata, elegante in un’aura di raccoglimento  perfetto come solo Palazzo Medici Riccardi sa offrire, in una città sempre incredibilmente bella come Firenze.
Florentia ,  la città che consegnò l’eterna bellezza all’intera umanità , che consacrò l’immortalità dell’arte, la città  dove tutto ebbe inizio, dove il rinascimento raggiunse il più sontuoso  splendore e dove ,per caso o per volontà divina,la prima visione metafisica, quella stessa metafisica che Armodio continua ad onorare con impareggiabile maestria,  nello splendore di Piazza Santa Croce in un pomeriggio  d’autunno venne alla luce  dal genio di Giorgio de Chirico.
La mostra  racchiude tutto l’ingegno sopraffino ed inarrivabile   di un “mostro sacro” dell’arte contemporanea tanto da raggiungere il culmine della perfezione pittorica assoluta ;  è corredata da un catalogo completo e dettagliato nel quale sono contenute tutte le illustrazioni fotografiche relative alle opere in mostra, opere che si dividono equamente tra carte, per la maggior parte invecchiate , e tempere su tavola, alcune anche di grandi dimensioni.
Opere talmente belle da mozzare il fiato, avvolte da una potente aurea metafisica che racchiude  la vera essenza della pittura, il prototipo dell’arte in sé e per sé : raffinate, geniali, seducenti,colte, ironiche, emblematiche, poetiche.
Tutti aggettivi che qualificano ben poco l’arte di Armodio, riuscendo a descrivere solo superficialmente le sensazioni e le emozioni che assalgono l’osservatore quando si trova di fronte ad  un quadro del Maestro.
Appena entrati nelle sale di Palazzo Medici  sembra di varcare  la soglia  del tempo  e come per incanto ci si trova  nel ‘400 ,l’epoca di Piero della Francesca e di Cosmè Tura,  fatta rivivere con egregia  ed eccelsa bravura dai virtuosismi pittorici del Maestro resi possibili da un’abilità manuale “non umana” che disorienta ed entusiasma  al contempo. 
Le sue opere sono  seducenti  scenografie, talvolta indecifrabili , pervase da una luce misteriosa, indagata e tuttavia sconosciuta, che resta sempre il maggior enigma  da svelare;  gli oggetti raffigurati sono sapientemente  ed ingegnosamente ideati dalla sua fervida immaginazione che riesce a creare una realtà parallela,dove fenomeno e noumeno si fondono e convivono in un perfetto sodalizio.
Da anni ormai, nutro una stima incontrollabile ed indescrivibile  verso la pittura del Maestro Armodio, non a caso lo considero il più grande pittore vivente della scena dell’arte contemporanea e non a caso ho lasciato Catanzaro e percorso ben 1104 km nel traffico attuale di esodo d’agosto per  godere del privilegio assoluto di essere presente all’inaugurazione della sua mostra a Firenze.
Non ho neanche  specifiche preferenze verso un’opera particolare del Maestro  dal momento che le reputo tutte straordinarie, tuttavia, in questa occasione, dopo aver visitato e rivisitato ,osservato e riosservato   e poi ancora venerato e rivenerato la mostra  per diverse ore, non posso evitare di segnalare una menzione  speciale per un paio di opere del Maestro ospitate a Palazzo Medici Riccardi che ho trovato  a dir poco geniali:  la prima si intitola “Domanda” una tempera su tavola 35x70 cm di realizzazione non recentissima (2011) e “Un bel dì” tempera su tavola 50x60 cm (2012).
Tuttavia l’ intento delle considerazioni sin’ora espresse non è quello di dilungarmi  in un’analisi critica approfondita sulla pittura di Armodio, non è certo questo il mio mestiere né tanto meno riconosco in me degne capacità per farlo, lascio questo arduo compito a chi lo fa quotidianamente e lo fa egregiamente come il mio grande amico Giovanni Faccenda che prima di essere un esperto critico e storico dell’arte è anzitutto una bella persona,  gentile, disponibile , leale, con grande senso del dovere e della rettitudine nonché un eccellente professionista,  capace, preparato , competente e chiunque, come me, ha avuto il privilegio e la fortuna di incontrarlo e conoscerlo non può che confermarlo.
Giovanni, anche in questa occasione, e ad onor del vero coadiuvato dalla capacità di  grandi professionisti  del settore quali Franco Ristori e la dot.ssa Antonella Ierardi, nonché  dalla presenza  fattiva della Provincia di Firenze e de l Comune di Fiesole , ha curato questa straordinaria mostra in modo egregio, ponendo al centro assoluto l’arte eccelsa del Sommo Armodio, dedicando una cura maniacale verso i dettagli , dalla disposizione delle opere allo studio certosino della luce, dalle scelta delle opere alla realizzazione del catalogo.
Tuttavia ,  “dulcis in fundo”, nessuno me ne voglia, se  decido di concludere  queste mie personali valutazioni citando il protagonista assoluto di questa meravigliosa esperienza di vita, colui che ha reso possibile questo clima di incantevole magia, l’eccelso  Armodio.
Pittore dall’ineffabile bravura, degno erede incontrastato dei più celebri pittori del passato, colui che è riuscito  a vincere il tempo  attraverso la sua mirabile arte , scrittore affabulante, poeta sopraffino, raffinato artigiano di sogni, ironico romanziere o come lui stesso si è definito in una delle nostre bellissime conversazioni  “ un operaio della pittura”.
Armodio è tutto questo e molto molto altro ancora, è la stella polare per ogni aspirante artista, è il sogno della pittura che si fa realtà attraverso i suoi pennelli e le sue abili mani, è l’avverarsi,  attraverso i suoi capolavori , di milioni di pagine di libri di storia dell’arte che altrimenti sarebbero restate vacue , vuote e prive di senso  , è la prova che i veri pittori esistono ancora, quelli che imparano dal passato per scrivere il futuro, coloro che privilegiano il disegno su tutto,  che indagano il colore in ogni sua forma per giungere all’essenza, quei pochi coraggiosi temerari che non  si sono mai fatti sopraffare da coloro che intendono il  “figuratismo”  come sinonimo di blasfemia   e sacrilegio.
Armodio  è anzitutto una persona eccezionale , umile e già solo per questo  immenso, cordiale, scherzoso, simpatico, acutamente ironico è l’anti divo per eccellenza pur avendo tutte le carte in regola per  rientrare nella rosa dei “grandi” .
Armodio  è  il pittore delle  grandi lettere: della “P” maiuscola di Pittore, della“M” maiuscola di Maestro e della “U” maiuscola di Uomo.
Per imparare a conoscere la grande figura di Armodio ci vuole davvero poco, si viene subito rapiti  dalla  sua modestia  disarmante che solo i grandi possono vantare; ho accettato i suoi preziosi consigli da artista alle prime armi come rare gocce di saggezza dal valore inestimabile, dati  con un tocco di sensibilità e rispetto; nella convivialità della tavola ho conosciuto il Maestro nella sua quotidianità e da questi attimi condivisi insieme a lui e ad altri cari amici ho apprezzato quanto a volte la vita possa regalare istanti meravigliosi  ed indelebili che segneranno per sempre il nostro percorso  accompagnandoci  anche nei momenti più difficili; conoscere Armodio è stato un appuntamento imperdibile con la storia.
 Il Maestro è la prova di come si possano raggiungere le vette più alte della popolarità mantenendo sempre viva  la passione  e lo stupore del “giovane pittore” ; alberga e convive  ancora in lui il fanciullino che lo ha reso tanto celebre e al contempo così umile, un’umiltà disarmante di fronte a tanta grandezza, che sconcerta e spiazza soprattutto in un mondo, quello dell’arte, dove la tracotanza e l’arroganza fanno da padrone e che , quando non superano le effettive capacità di un artista, di certo le annullano laddove fossero presenti.
È vero! di artisti bravi l’arte contemporanea e non ne può vantare molti  , per fortuna…  ma credetemi, diventa davvero difficile   auto -incensarsi   artista   se prima non si  ha avuto l’ altissimo privilegio di trovarsi di fronte ad un’opera di Armodio.
A me non resta che continuare per questa lunga e difficilissima strada ,con l’umiltà e l’aspirazione  di chi ha molto da imparare e tanto da comunicare, tenendo sempre presenti le parole del Maestro, segretamente e gelosamente  custodite  dentro di me come un grande dono e ripetendomi spesso la frase che  il caro amico Giovanni Faccenda con molta generosità condivise con me in un periodo particolare della mia vita, una frase che ricevetti come un regalo   che  solo un amico sincero può farti , una frase che non dimenticherò mai più e che , per modalità diverse, finimmo entrambi di rubare  dallo  studio piacentino del Grande Maestro Armodio : “Sapendo a chi piaccio so quel che valgo”.



  Insieme al grandissimo maestro Armodio

MOSTRA PERSONALE DEL MAESTRO ARMODIO



 
 
Voglio segnalarvi la mostra personale del Sommo Maestro Armodio a Firenze,  assolutamente da non perdere , ho percorso oltre 1000 km per vederla e vi assicuro che visitarla significa entrare a far parte della storia.
 
ARMODIO- itinerari in un mondo prossimo
 
dal 9 Agosto- al 29 Settembre 2013
 
PALAZZO MEDICI RICCARDI- FIRENZE.
La mostra è visitabile tutti i giorni , tranne il mercoledì,
dalle 9:00 alle 18:00
 
La mostra personale di un grande maestro dell'arte contemporanea mondiale curata egregiamente dal critico e storico dell'arte e grande amico Giovanni Faccenda.
 Il catalogo presentato espressamente durante l'inaugurazione contiene una raccolta imperdibile delle opere più belle del Maestro.
 
UN APPUNTAMENTO DAVVERO IMPERDIBILE CON LA VERA E BUONA ARTE! CREDETEMI!
 
I veri appassionati d'arte non possono mancare!

UN' OPERA AL GIORNO...

L'opera di oggi è :

LA FLAGELLAZIONE DI CRISTO 
di PIERO DELLA FRANCESCA.


Capolavoro su tavola di pioppo di Piero della Francesca conservata nella Galleria Nazionale delle Marche di Urbino (bene mobile di categoria OA). Pur essendo un'opera d'arte dal valore inestimabile il dipinto è di misura contenuta, riesce infatti a comunicare un fascino emblematico in soli 58,4x81,5 cm, prova inconfutabile di come l'arte, come sostengo da tempo, per suscitare emozioni e sconcertare la parte più recondita della nostra intima sensibilità, non ha sempre bisogno di dimensioni colossali. Non a caso la "flagellazione di Cristo" è considerato il più grande capolavoro di piccole dimensioni al mondo , un "quadretto enigmatico" ammirato e studiato minuziosamente per il mistero che esso conserva e per l'impiego straordinariamente preciso della visione prospettica. Tutto il suo meraviglioso fascino è dato infatti dal potente arcano enigmatico racchiuso in esso che ha stimolato per secoli l'interesse degli studiosi divenendo oggetto di dibattito e confronto. Un 'opera di una bellezza sconvolgente e di grandissima modernità. Alla prossima opera!