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mercoledì 14 agosto 2013

ARMODIO- Itinerari in un mondo prossimo- un'esperienza indimenticabile.


Nella vita di un giovane pittore, o sarebbe più corretto dire “aspirante tale”, essere presente all’inaugurazione della mostra del sommo  pittore e poeta  Armodio  è come vivere in un sogno dove tutti gli arcani misteriosi della pittura vengono svelati .
Questo è ciò  che  è accaduto a me  il 9 agosto nelle splendide sale di Palazzo Medici Riccardi a Firenze in occasione del l’inaugurazione della mostra itinerante  dell’eccelso maestro “  Itinerari in un mondo prossimo” curata in modo superbo dall’amico carissimo Giovanni Faccenda e coordinata, tra gli altri, dal grande Franco Ristori.
Non sono solita condividere  pubblicamente momenti intimi della mia vita privata  visto il mio carattere schivo e riservato ma questa volta mi è impossibile, inevitabilmente impossibile .
Lo devo  al caro  e sincero amico Giovanni Faccenda che stimo incondizionatamente  conoscendone ed apprezzandone alti valori umani  e caratura professionale , dal quale ricevetti  cortesemente  l’invito  qualche mese fa  quando  già lavorava instancabilmente alla realizzazione del progetto itinerante sulla grande arte del Maestro Armodio.
Lo devo però soprattutto alla sublime pittura del Maestro Armodio che  da sempre è per me sinonimo di arte; si, perché dire Armodio  vuol dire  Arte, quella con la lettera maiuscola, quella Vera, quella Grande,quella Eterna.
Questo blog, che ho riaperto dopo due  anni di assenza e di questo chiedo scusa ai miei lettori  , è merito proprio della mostra del Maestro Armodio  che è riuscita dove altri avevano fallito ; le sue parole, i suoi consigli, la sua dedizione costante ed appassionata  verso la pittura , la sua  coinvolgente forza comunicativa , hanno riacceso  in me la voglia e la bramosia della condivisione ; quelle stesse emozioni che invece, da  qualche  mese , ritrovavo  leggendo gli articoli dell’appassionante e ben scritto blog “ TRE COSE CHE SO” ( che consiglio vivamente e del quale sono una grande fan)  della brava e simpatica Paola che   finalmente ho  anche avuto il grande piacere, in occasione dell’inaugurazione, di  conoscere e dalla quale attendo  di leggere con ansia  il suo di sicuro bellissimo pezzo.
Itinerari in un mondo prossimo” è una   mostra  semplicemente straordinaria .
Entusiasmante, coinvolgente, affascinante, studiata, elegante in un’aura di raccoglimento  perfetto come solo Palazzo Medici Riccardi sa offrire, in una città sempre incredibilmente bella come Firenze.
Florentia ,  la città che consegnò l’eterna bellezza all’intera umanità , che consacrò l’immortalità dell’arte, la città  dove tutto ebbe inizio, dove il rinascimento raggiunse il più sontuoso  splendore e dove ,per caso o per volontà divina,la prima visione metafisica, quella stessa metafisica che Armodio continua ad onorare con impareggiabile maestria,  nello splendore di Piazza Santa Croce in un pomeriggio  d’autunno venne alla luce  dal genio di Giorgio de Chirico.
La mostra  racchiude tutto l’ingegno sopraffino ed inarrivabile   di un “mostro sacro” dell’arte contemporanea tanto da raggiungere il culmine della perfezione pittorica assoluta ;  è corredata da un catalogo completo e dettagliato nel quale sono contenute tutte le illustrazioni fotografiche relative alle opere in mostra, opere che si dividono equamente tra carte, per la maggior parte invecchiate , e tempere su tavola, alcune anche di grandi dimensioni.
Opere talmente belle da mozzare il fiato, avvolte da una potente aurea metafisica che racchiude  la vera essenza della pittura, il prototipo dell’arte in sé e per sé : raffinate, geniali, seducenti,colte, ironiche, emblematiche, poetiche.
Tutti aggettivi che qualificano ben poco l’arte di Armodio, riuscendo a descrivere solo superficialmente le sensazioni e le emozioni che assalgono l’osservatore quando si trova di fronte ad  un quadro del Maestro.
Appena entrati nelle sale di Palazzo Medici  sembra di varcare  la soglia  del tempo  e come per incanto ci si trova  nel ‘400 ,l’epoca di Piero della Francesca e di Cosmè Tura,  fatta rivivere con egregia  ed eccelsa bravura dai virtuosismi pittorici del Maestro resi possibili da un’abilità manuale “non umana” che disorienta ed entusiasma  al contempo. 
Le sue opere sono  seducenti  scenografie, talvolta indecifrabili , pervase da una luce misteriosa, indagata e tuttavia sconosciuta, che resta sempre il maggior enigma  da svelare;  gli oggetti raffigurati sono sapientemente  ed ingegnosamente ideati dalla sua fervida immaginazione che riesce a creare una realtà parallela,dove fenomeno e noumeno si fondono e convivono in un perfetto sodalizio.
Da anni ormai, nutro una stima incontrollabile ed indescrivibile  verso la pittura del Maestro Armodio, non a caso lo considero il più grande pittore vivente della scena dell’arte contemporanea e non a caso ho lasciato Catanzaro e percorso ben 1104 km nel traffico attuale di esodo d’agosto per  godere del privilegio assoluto di essere presente all’inaugurazione della sua mostra a Firenze.
Non ho neanche  specifiche preferenze verso un’opera particolare del Maestro  dal momento che le reputo tutte straordinarie, tuttavia, in questa occasione, dopo aver visitato e rivisitato ,osservato e riosservato   e poi ancora venerato e rivenerato la mostra  per diverse ore, non posso evitare di segnalare una menzione  speciale per un paio di opere del Maestro ospitate a Palazzo Medici Riccardi che ho trovato  a dir poco geniali:  la prima si intitola “Domanda” una tempera su tavola 35x70 cm di realizzazione non recentissima (2011) e “Un bel dì” tempera su tavola 50x60 cm (2012).
Tuttavia l’ intento delle considerazioni sin’ora espresse non è quello di dilungarmi  in un’analisi critica approfondita sulla pittura di Armodio, non è certo questo il mio mestiere né tanto meno riconosco in me degne capacità per farlo, lascio questo arduo compito a chi lo fa quotidianamente e lo fa egregiamente come il mio grande amico Giovanni Faccenda che prima di essere un esperto critico e storico dell’arte è anzitutto una bella persona,  gentile, disponibile , leale, con grande senso del dovere e della rettitudine nonché un eccellente professionista,  capace, preparato , competente e chiunque, come me, ha avuto il privilegio e la fortuna di incontrarlo e conoscerlo non può che confermarlo.
Giovanni, anche in questa occasione, e ad onor del vero coadiuvato dalla capacità di  grandi professionisti  del settore quali Franco Ristori e la dot.ssa Antonella Ierardi, nonché  dalla presenza  fattiva della Provincia di Firenze e de l Comune di Fiesole , ha curato questa straordinaria mostra in modo egregio, ponendo al centro assoluto l’arte eccelsa del Sommo Armodio, dedicando una cura maniacale verso i dettagli , dalla disposizione delle opere allo studio certosino della luce, dalle scelta delle opere alla realizzazione del catalogo.
Tuttavia ,  “dulcis in fundo”, nessuno me ne voglia, se  decido di concludere  queste mie personali valutazioni citando il protagonista assoluto di questa meravigliosa esperienza di vita, colui che ha reso possibile questo clima di incantevole magia, l’eccelso  Armodio.
Pittore dall’ineffabile bravura, degno erede incontrastato dei più celebri pittori del passato, colui che è riuscito  a vincere il tempo  attraverso la sua mirabile arte , scrittore affabulante, poeta sopraffino, raffinato artigiano di sogni, ironico romanziere o come lui stesso si è definito in una delle nostre bellissime conversazioni  “ un operaio della pittura”.
Armodio è tutto questo e molto molto altro ancora, è la stella polare per ogni aspirante artista, è il sogno della pittura che si fa realtà attraverso i suoi pennelli e le sue abili mani, è l’avverarsi,  attraverso i suoi capolavori , di milioni di pagine di libri di storia dell’arte che altrimenti sarebbero restate vacue , vuote e prive di senso  , è la prova che i veri pittori esistono ancora, quelli che imparano dal passato per scrivere il futuro, coloro che privilegiano il disegno su tutto,  che indagano il colore in ogni sua forma per giungere all’essenza, quei pochi coraggiosi temerari che non  si sono mai fatti sopraffare da coloro che intendono il  “figuratismo”  come sinonimo di blasfemia   e sacrilegio.
Armodio  è anzitutto una persona eccezionale , umile e già solo per questo  immenso, cordiale, scherzoso, simpatico, acutamente ironico è l’anti divo per eccellenza pur avendo tutte le carte in regola per  rientrare nella rosa dei “grandi” .
Armodio  è  il pittore delle  grandi lettere: della “P” maiuscola di Pittore, della“M” maiuscola di Maestro e della “U” maiuscola di Uomo.
Per imparare a conoscere la grande figura di Armodio ci vuole davvero poco, si viene subito rapiti  dalla  sua modestia  disarmante che solo i grandi possono vantare; ho accettato i suoi preziosi consigli da artista alle prime armi come rare gocce di saggezza dal valore inestimabile, dati  con un tocco di sensibilità e rispetto; nella convivialità della tavola ho conosciuto il Maestro nella sua quotidianità e da questi attimi condivisi insieme a lui e ad altri cari amici ho apprezzato quanto a volte la vita possa regalare istanti meravigliosi  ed indelebili che segneranno per sempre il nostro percorso  accompagnandoci  anche nei momenti più difficili; conoscere Armodio è stato un appuntamento imperdibile con la storia.
 Il Maestro è la prova di come si possano raggiungere le vette più alte della popolarità mantenendo sempre viva  la passione  e lo stupore del “giovane pittore” ; alberga e convive  ancora in lui il fanciullino che lo ha reso tanto celebre e al contempo così umile, un’umiltà disarmante di fronte a tanta grandezza, che sconcerta e spiazza soprattutto in un mondo, quello dell’arte, dove la tracotanza e l’arroganza fanno da padrone e che , quando non superano le effettive capacità di un artista, di certo le annullano laddove fossero presenti.
È vero! di artisti bravi l’arte contemporanea e non ne può vantare molti  , per fortuna…  ma credetemi, diventa davvero difficile   auto -incensarsi   artista   se prima non si  ha avuto l’ altissimo privilegio di trovarsi di fronte ad un’opera di Armodio.
A me non resta che continuare per questa lunga e difficilissima strada ,con l’umiltà e l’aspirazione  di chi ha molto da imparare e tanto da comunicare, tenendo sempre presenti le parole del Maestro, segretamente e gelosamente  custodite  dentro di me come un grande dono e ripetendomi spesso la frase che  il caro amico Giovanni Faccenda con molta generosità condivise con me in un periodo particolare della mia vita, una frase che ricevetti come un regalo   che  solo un amico sincero può farti , una frase che non dimenticherò mai più e che , per modalità diverse, finimmo entrambi di rubare  dallo  studio piacentino del Grande Maestro Armodio : “Sapendo a chi piaccio so quel che valgo”.



  Insieme al grandissimo maestro Armodio

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