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giovedì 15 agosto 2013

ARNOLD BOCKLIN E IL MISTERO DELL'ISOLA. Il potere della simbologia nell'arte


Di sicuro uno dei miei pittori preferiti è senza ombra di dubbio Arnold Böcklin.
Artista raffinato dalle doti pittoriche straordinarie che nacque come paesaggista   ma fu fortemente influenzato dal romanticismo e questo soprattutto per merito dei suoi  continui viaggi in Italia ; oggi è considerato uno dei maggiori esponenti del simbolismo e non a torto.
La sua pittura è intrisa di una forte carica di mistero , le sue ambientazioni rarefatte  conducono in occulti mondi fantastici  ed ignoti dove si rivelano figure mitologiche e dove prendono vita  creature oniriche, naiadi, ninfe, fauni, centauri che si muovono all’interno di scenari dell’architettura classica.
Böcklin fu il  precursore  della pittura surrealista, nelle sue opere se ne distinguono netti  i primi segni , ed influenzò pittori come Max Ernst e Salvador Dalì, e per alcuni versi anche lo stesso Giorgio de Chirico.
Pur essendo dai natali svizzeri il pittore avvertì molto il richiamo dell’ Italia e visse nel nostro Paese per gran parte della sua  vita; stabilitosi a Roma conobbe e sposò  la giovane Angela Pascucci e fu  sempre nella città eterna che iniziò  ad apprezzare la cultura classica che ispirò molto la vocazione artistica e pittorica dell'artista .
L’amore per l’Italia lo condusse in città come Napoli e Pompei, dalle quali ricevette nuova ispirazione, ma   fu soprattutto   Firenze il luogo che maggiormente segnò il destino dell'artista,e il forte legame con la città lo spinse, nel 1895 , ad acquistare la ora famosissima e celebre Villa Bellagio a San Domenico di Fiesole  dove rimase sino alla sua morte che giunse di lì a poco .
 Fu  a Firenze  che  Arnold Böcklin concepì, nel 1879, la prima versione del  suo più celebre capolavoro: l’isola dei morti del quale produsse cinque versioni tra il 1880 e il 1886, e fu sempre Firenze ad accogliere le sue spoglie presso il cimitero degli Allori.
L’ISOLA DEI MORTI è considerata una tra le opere più emblematiche dell’arte, non  solo per la  forte carica emotiva che il dipinto riesce a comunicare ma anche per l’eccellente esecuzione tecnica  di potenti chiaro/ scuro che catturano l’osservatore  conducendolo all’interno dell’opera stessa.
L’opera  affascinò così tanto gli estimatori della pittura di Arnold Böcklin che nel 1933, non si comprende esattamente se  la copia conservata a Berlino o una versione originale,   divenne  di proprietà di Adolf Hitler  che ne fu  letteralmente rapito.
L’isola rappresenta da secoli il punto cruciale  sul quale si sono concentrate le diverse versioni interpretative circa l’esistenza di un luogo preciso, realmente esistito  o meno ,quale fonte di ispirazione dell’opera;  il tema  che accomuna le cinque versioni dell’opera  è sempre lo stesso:
un rematore ed una figura vestita di bianco, più probabilmente femminile, posta alla prua di una piccola barca che attraversa le acque oscure  per raggiungere  un'isola sassosa  rabbuiata da un folto boschetto di cipressi. Le increspature nell’acqua fanno pensare che la barca si stia dirigendo verso l’isola ma secondo alcune interpretazioni la barca potrebbe anche abbandonare l’isola. Nella barca si intravede un  oggetto non ben visibile ma che verosimilmente può identificarsi con  la presenza di una bara, anch’essa bianca ( ciò potrebbe collegarsi alla scomparsa prematura della figlioletta dell’autore che tuttavia perse ben otto dei suoi quattordici figli).
Il boschetto di cipressi conduce all’idea tradizionale di un luogo di lutto come un cimitero avvalorato ulteriormente dalla presenza  di quelli che, all’interno roccioso, appaiono portali sepolcrali.
L’atmosfera che ne deriva è desolante a tratti angosciosa e la cosa che affascina ancor più è che lo stesso autore preferì non attribuire   né un titolo né una sua interpretazione dell'opera, mantenendo un alone ancor più fitto di mistero sulla sua creazione, Il titolo infatti  le fu  dato dal mercante d'arte Fritz Gurlitt.
La critica ha accostato la figura del rematore a quella di Caronte che leggendariamente conduceva le anime agli inferi, così come la distesa d’acqua al fiume Acheronte.
L’opera  ci conduce in un mondo fantastico, surreale , ci induce ad indagare  all’interno di luoghi ignoti ed oscuri del nostro subconscio , fu infatti una tra le opere maggiormente esplorate da personaggi come Sigmund Freud  che al mondo onirico dedicò tutta la sua vita , così come  affascinò il sommo poeta italiano Gabriele D’Annunzio  e fabbricatori del male come Hitler e Lenin.
 La terza versione è quella che preferisco , soprattutto sotto un profilo esecutivo.
 
la diatriba scoppiata per secoli fra i critici dell'arte ruota attorno al modello assunto dal pittore per raffigurare l'isolotto roccioso.
Per alcuni potrebbero essere stati i faraglioni di Capri o il Castello Aragonese di Ischia  a dare l' ispirazione al maestro, vista anche la sua visita presso gli straordinari luoghi campani.
 
 
Altra versione molto accreditata fu quella che il modello utilizzato da Arnold Böcklin per dipingere la sua "Isola dei morti" fu l'Isola di Pontikonissi , vicino le meraviglie architettoniche e storiche di Corfù
 
 
tuttavia , ultime più recenti ricerche comparano l'isolotto roccioso all'Isola di San Giorgio, presso le Bocche di Cattaro  nel Montenegro, un isolotto con all'interno una chiesetta e un cimitero con i cipressi. Versione questa che personalmente ritengo una tra le più plausibili, ecco la foto :

 
 



Tuttavia la grande straordinarietà di quest'opera nasce dal suo fascino enigmatico ed ipnotico e la disputa legata alla sua realizzazione, a come sia stata partorita dalla fervida bravura di un grande maestro come Arnold Böcklin, a quali luoghi o modelli l'abbiano ispirata, al significato in essa nascosto   resta e resterà per sempre  un mistero indecifrabile che l'autore stesso ha  volutamente deciso di mantenere non svelando ciò che per secoli tormenta le menti più illuminate del mondo dell'arte conscio che il grande fascino della sua opera germina proprio dall'arcano che essa stessa cela.

E questo lo compresero bene  menti illustri della pittura del XX° secolo   che dall' "Isola dei morti" e dalla sua enigmatica ambiguità trassero nuova ispirazione.
Come non ricordare l'opera di Salvador Dalì," La vera immagine dell'Isola dei Morti di Arnold Böcklin all'ora dell'angelus"





  La straordinaria rivisitazione dell'opera di Gipi



la versione di Clerici


la versione meno romantica e più urbana di Police che ripropone un'isola  industriale ed industrializzata in  un contesto  moderno silente e desolante. 



è questo il genio immortale  di Arnold Bocklin, un pittore di straordinario talento  e di una modernità sconcertante, un eccelso comunicatore di emozioni e  di sensazioni che è riuscito , attraverso la sua pittura, a condurre all'interno di intricati e labirintici percorsi della  mente dove risiedono i  segreti ed inconsci  luoghi più oscuri dell'essere umano, quelli tormentati, quelli sofferenti, quelli che spesso si tengono sopiti perché  fanno paura ed è proprio  per mezzo  delle sue opere che impariamo a conoscere noi stessi e le ombre che albergano come spettri , prigionieri nella nostra mente.

 

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