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giovedì 29 agosto 2013

L'arte e il sociale...



Nella lettera agli artisti Giovanni Paolo II scriveva: “La bellezza, come la verità, mette la gioia nel cuore degli uomini ed è un frutto prezioso che resiste al logorio del tempo, che unisce le generazioni e le fa comunicare nell’ammirazione”.Una riflessione  inconfutabile, che al di là della presenza o meno di un credo religioso, esprime un concetto assoluto  sono convinta condiviso dai più.
“La bellezza salverà il mondo” stesso concetto pur se  espresso in termini puramente   laici e totalmente indipendenti dai corollari dei precetti religiosi , pronunciato con convinto  vigore nell’”Idiota” di Dostoevskij .
Il tema della bellezza torna predominante nell’esistenza umana come valore imprescindibile dell’anima; una bellezza pura e nobile che prescinde il solo senso estetico per andare ben oltre;
 la bellezza è la via “dell’altrove”, è il preludio per  raggiungere l’etica.
La bellezza è condivisione, è unione, è coraggio, è immedesimazione, è partecipazione e, nelle innumerevoli accezioni del termine, è spesso arte .
Si, perché la bellezza è  arte così come l’arte è bellezza e talvolta la forma più alta e pura di comunicazione tra gli esseri umani.
Ecco come l’arte/bellezza ,  diventa il trade d’unions , diventa missione e ,come nel caso che sto per raccontare, diventa un imperativo categorico delle coscienze, un preciso dovere morale che spinge un gruppo di donne verso un comune obiettivo.
Tutte legate indissolubilmente  da un solo ed unico filo di congiunzione : l’arte.
Anche in questa occasione è l’arte che riesce dove altro fallisce e sempre in nome dell’arte che 50 artiste, provenienti da tutte Italia , si uniscono per dar vita ad un progetto straordinario: Un petalo rosa ...per non dimenticare.
Un petalo rosa ...per non dimenticare è un progetto ideato da Adele Lo Feudo , in arte ALF, una pittrice nata a Cosenza ma che attualmente vive a Perugia.
Un progetto meraviglioso quanto ambizioso che ha raccolto ben 50 donne tra pittrici , scultrici, scrittrici e fotografe unite per affrontare un tema doloroso , ormai sempre più attuale, che coinvolge con crescente preoccupazione il tessuto sociale non soltanto europeo bensì mondiale : quello della violenza femminile e del femminicidio.
L’idea del progetto nasce da un pensiero intimo della Lo Feudo che non l’ha abbandonata per tutta la vita: quella della tragica morte della giovane diciannovenne Roberta Lanzino, sua coetanea e concittadina.
Per coloro , credo pochi tuttavia, che non ricordassero il tremendo episodio Roberta Lanzino era una ragazza di 19 anni , nel luglio del 1988 uscì di casa da Cerisano , paese in provincia di Cosenza, sul suo motorino . Sulla strada isolata e poco trafficata che la conduceva a Torremezzo di Falconara, in una casa al mare, venne seguita da un auto , aggredita dai passeggeri che la raggiungono, la seviziano ,la stuprano ed infine la uccidono.
Alla giovane Roberta fu rubato tutto in un attimo, i suoi sogni di giovane donna, la dignità, l’onore, la purezza e soprattutto  la vita, con una ferocia inaudita. Ciò che accadde a Roberta continua ad accadere ancora e ancora  e ancora, sempre di più, sempre con  maggiore efferatezza , sempre con maggior disprezzo , sempre con maggior umiliazione a milioni di donne in tutto il mondo.
La violenza sulle donne è un tema ormai che coinvolge tutti e che deve interessare tutti indistintamente perché in breve tempo è divenuto una piaga sociale che ci induce a riflettere da un punto di vista sociologico, culturale ed educazionale.
Il progetto ha come obiettivo principale quello di unire donne diverse, farle alleare  tra loro come raramente accade e sensibilizzare l’ opinione pubblica attraverso il comune denominatore dell’arte.
Si sviluppa attraverso due mostre itineranti:
La prima si terrà a  Perugia in ottobre 2013 e successivamente si sposterà a  Cosenza in novembre 2013 presso la sede del Centro antiviolenza donne Roberta Lanzino.
Molte delle artiste partecipanti (pittrici, scultrici, fotografe, poetesse, performer, cantanti) doneranno la loro opera alla Fondazione Roberta Lanzino che presenzierà all’evento di Cosenza ; le opere in donazione entreranno a far parte del museo dedicato alla violenza femminile all’interno della fondazione .
Ogni opera sarà dedicata ad una donna , vittima di violenza, e sarà anche un' occasione di raccoglimento interiore per ricordarle.
Ai miei cari amici, con i quali condivido questa bellissima esperienza, comunico in anteprima che la mia opera sarà dedicata ad Aisha Ibrahim Duhulow uccisa il 27 ottobre del 2008 per mano di un gruppo di  uomini che l'ha lapidata a morte con l’accusa di adulterio. L'esecuzione è avvenuta all'interno di uno stadio della città meridionale di Chisimaio, di fronte a un migliaio di spettatori.
La mia decisione insolita vuole evidenziare un “altro” aspetto della violenza femminile e del femminicidio, quella della persecuzione e della sottomissione  per il sol fatto di nascere donna e di "essere "donna  e per tale condizione considerata intellettivamente inferiore. Quella di un mondo spesso dimenticato o taciuto fatto di soprusi, di umiliazioni fisiche e psichiche, di annientamento della dignità femminile.
Per anni sono stata socia di Amnesty International e ho seguito da vicino questo caso terribile che tanto aveva scosso la mia impotente personalità di donna e di cittadina libera.
La storia di Aisha Ibrahim Duhulow  fu una storia molto dura che ci fa prendere consapevolezza di come in alcuni Paesi del mondo nascere donna significa andare incontro ad un destino di prevaricazioni , prepotenze, violenze e di leggi incivili  ed inique inspirate  a dettami di ignoranza e superstizione e  che  il più delle volte vengono  applicate all’interno di  giudizi fittizi,  sommari  ed  approssimativi che sfociano , particolarmente  quando coinvolgono il destino delle donne, nella  sentenza  definitiva ed irremovibile della  pena di morte.
Aisha Ibrahim Duhulow aveva solo 13 anni e venne lapidata dagli
integralisti islamici nel sud della Somalia e l’
accusa di adulterio era falsa: è
stata usata per nascondere la circostanza che la bimba era stata
violentata da tre miliziani  lungo
il cammino di ben 520 Km che avrebbe dovuto condurla a Mogadiscio, dove intendeva recarsi a piedi, in visita dalla
nonna. Aveva avuto il grande coraggio di  denunciare l’
accaduto.
Aisha è stata uccisa da un gruppo numeroso di uomini secondo la legislazione islamica, che l’
ha
lapidata a morte all’
interno di uno stadio, di fronte a un migliaio di
spettatori. Aisha era arrivata a Chisimaio , proveniente
dal campo profughi di Hagardeer, in Kenya. Qui era stata stuprata da tre uomini e si era rivolta ai miliziani
di
al Shabaab
per ottenere giustizia. Ma nessuno dei tre stupratori
venne  arrestato.
La denuncia di Aisha ha ottenuto come risultato il suo arresto,
l’
accusa di adulterio e la lapidazione.
Secondo i testimoni oculari e secondo   Amnesty International,
invece, Aisha ha lottato contro i suoi carnefici ed è stata trascinata
a forza nello stadio. Qui la ragazza è stata sepolta lasciando
emergere solo il collo e la testa e i boia scelti per l
’'

esecuzione
hanno iniziato a colpirla, usando le pietre appena scaricate da un
camion.

Un episodio  tragico e riprovevole del quali è complice l'intera umanità ma che tuttavia evidenzia lo straordinario coraggio di una giovane donna che  è stata martirizzata due volte , dai violentatori prima e dagli esecutori materiali della sua lapidazione . Un dramma che fa emergere tragicamente la fragile condizione femminile.
L’evento, al quale mi onoro di partecipare , sarà realizzato  grazie alla partecipazione fattiva di note  e prestigiose personalità del mondo dell’arte , che grazie alla loro sensibilità renderanno possibile questo straordinario progetto.
La mostra prevista a Perugia sarà curata dal semiologo, storico dell’arte, critico e concedetemi caro amico Alberto D’Atanasio, sempre vicino a temi così delicati con la  profonda sensibilità che lo contraddistingue.
Stessa grande umanità va attribuita  al caro amico e mio corregionale Antonio Iannice che sta compiendo un lavoro stupendo; è a lui che si deve la realizzazione del sito internet dedicato all’evento e che vi invito vivamente a visionare; all’interno è espresso tutto il valore intrinseco di “un petalo rosa… per non dimenticare” .
L’indirizzo web è il seguente:

www.unpetalorosa.altervista.org.

Eventi di questo tipo sono possibili soprattutto grazie alla generosità e al grande impegno degli artisti, in quest’occasione per la maggior parte donne, cosa  che mi lusinga e al contempo mi commuove immensamente e che, smentisce  la teoria che metterebbe in discussione la solidarietà femminile. Sono eventi che nascono quasi sempre per caso e che dall'idea illuminata  di un attimo, come quella straordinaria di Adele Lo Feudo, riescono a coinvolgere le sensibilità interiori di altre persone che all'unisono si fondono in un unica voce di provocazione e di impegno morale.
Quando Adele mi chiese se avessi voluto aderire al suo progetto, ho accettato di partecipare  senza esitazione , non solo per il valore altamente nobile della causa ma anche perché la mostra coinvolge la mia Regione, ovvero la Calabria, terra dalle difficili e radicate problematiche ma anche terra dal grande cuore fatta di  buoni  sentimenti e di profonda umanità.
Spesso mi chiedo o  mi chiedono perché ho scelto di intraprendere questa professione.
Non ho molte certezze nella vita a parte l’amore ,l’affetto per i miei cari,  l’arte e
l’esistenza di Dio ,e a volte in momenti tremendamente difficili e di fallibilità umana ha vacillato anche quest’ultima, ma posso rispondere  senza esitazioni e con l’onestà che mi contraddistingue : ho capito  di  voler fare la pittrice per scopi alti e nobili come questo, dove l’arte diventa il più forte mezzo comunicativo e di comunanza a nostra disposizione , l'unica alternativa possibile che riesce  a restituire, in termini emozionali, molto più di ciò che noi stessi riusciamo  a dare.

Cari amici  lettori vi invito dal profondo a mantenervi  in contatto perché a breve potremo comunicare con certezza sede, luogo e data di inaugurazione.
Non mancate! mi raccomando!
Facciamo la nostra parte! insieme!


LA FAVOLA DEL COLIBRI' 
 
Durante un incendio nella foresta, mentre tutti gli animali fuggivano, un colibrì volava in senso contrario con una goccia d’acqua nel becco.
“Cosa credi di fare?” Gli chiese il leone.
“Vado a spegnere l’incendio!” Rispose il piccolo volatile.
“Con una goccia d’acqua?” Disse il leone con un sogghigno di irrisione. Ed il colibrì, proseguendo il volo, rispose: “Io faccio la mia parte!”.


www.unpetalorosa.altervista.org

 
la mia opera presente al progetto : " un petalo rosa... per non dimenticare"
 
PERCHE'?
olio su tela lavorata- 40x40

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