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domenica 6 ottobre 2013

MARCELLO SCUFFI: Quando la realtà diventa ricordo

 




Il mio  primo incontro con la pittura del maestro Scuffi avvenne diversi anni fa quando mi innamorai perdutamente di una piazza d’acqua , che a distanza di tempo , resta ancora il mio ciclo preferito. Fu attrazione a prima vista, un colpo di fulmine di quelli che ti ardono dentro, ti stravolgono  e che raramente riescono a spegnersi né a dimenticarsi , anche quando l’oggetto del desiderio diventa impossibile ; a differenza dei fuochi di paglia  dai quali aimè venni  colpita diverse volte durante le mie relazioni amorose con l’arte e  nelle quali  l’iniziale infatuazione passionale fu direttamente proporzionale alla delusione del loro  immancabile spegnersi  che ne susseguì e mi  trovai  presto come a viver nel film del compianto quanto straordinario artista partenopeo Massimo Troisi “Pensavo fosse amore e invece era un calesse”.
Ma mai questo mi accadde per la pittura di Marcello Scuffi, verso la quale il mio amore e la mia devozione restano  irremovibili oggi come allora.
 Scuffi è un poeta dell’anima, difficilmente collocabile tuttavia accanto a qualunque altro poeta del passato per la sua impeccabile originalità pittorica; seppure, volendosi azzardare  in paragoni ,l’accostamento che mi viene in mente è quello col Pascoli. In Marcello Scuffi ritrovo la stessa visione delle cose legate al “Fanciullino” che alberga in noi e nel quale emerge una concezione intima ed interiore del sentimento poetico, quella  valorizzazione del particolare e del quotidiano orientata al  recupero di una dimensione infantile tipica del decadentismo. Un decadentismo che  rifiuta il Positivismo che privilegia  la  ragione sul sentimento  a favore di un progresso spesso inaccettato ed involuto che danneggia e allo stesso modo distrugge  i puri e veri valori della vita che possono sintetizzarsi nelle cose semplici ed umili della quotidianità , quelle cose modeste legate alle abitudini familiari il più delle volte collegate ai ricordi infantili.
La pittura è dunque per Scuffi elegia,attraverso il pennello riesce a raccontare mondi d’altri tempi, di un passato vicino eppure così distante che mai più potrà ritornare e lo fa attraverso la voce del fanciullino che nonostante tutto e tutti riesce ancora a stupirsi e il suo è uno stupore tipico di un mondo infantile che continua a sopravvivere nell’uomo anche quando ormai è temporalmente lontano dall’infanzia che lo ha reso sereno ed appagato.
La pittura di Scuffi è una pittura introspettiva, fatta di cuore, emozione, sentimento, componimenti poetici, riflessione  ma è al contempo una pittura retrospettiva dove il ricordo si fonde con la realtà in un sodalizio perfetto e  dove, talvolta, emergono scenari malinconici fatti di rimpianti, di un ritorno a mondi lontani che non esistono più come quelli raffigurati dei treni, dei circhi, delle barche ; nei suoi quadri emerge la voglia del passato e la consapevolezza tuttavia che non ritornerà . La sua pittura è un tuffo nel passato, un passato di ricordi intrisi  di quel vivere “genuino” di una volta, un passato fatto di calore , di intimità, di semplicità, di umiltà, di fatica, di sacrificio ,di dignità  ed integrità.
Ed è così che nell’opera di Scuffi emerge e si manifesta   il suo essere fanciullino, quella sensibilità pura e profonda legata ad un mondo antico fatto di vite semplici e felici, spogliato da ogni contaminazione positivistica . Il mondo interiore  di Scuffi è quello dei suoi quadri, è il mondo di una persona vera,autentica,schietta, riservata, schiva,  di sani principi e  di grandi valori.
Tutto è dettagliatamente e minuziosamente curato nel lavoro di Marcello Scuffi ad iniziare dai supporti;  le sue superfici sono come il muro di una stanza , superfici che prepara da se con “mestiere” attento e paziente partendo dalle tele di juta ricavate da sacchi grezzi come quelli del caffè sulle quali applica strati multipli di sabbia e colla , che gessa, leviga, rileviga sino a che le sue tele diventano come un muro interno  di una casa liscio e allo stesso tempo materico , un supporto materico pronto ad ospitare forme geometricamente e precisamente incastrate tra di loro in una composizione meticolosa e saggiamente studiata, un supporto materico pronto ad accogliere altra sostanza materica: quella del pigmento.
Scuffi scopre la sua passione verso il disegno e la pittura già nei primi anni di vita quando tra i 10 e gli 11 anni comincia a disegnare sui fogli di carta da zucchero le prime sagome umane che ricordano molto il Cristo o Garibaldi  e comunque sempre uomini con la barba per nascondere, come lui stesso candidamente  confessa  nelle sue interviste, le difficoltà nell’eseguire la bocca ma che in realtà  celano  la rappresentazione reale degli uomini di un tempo, forti, vigorosi, instancabili lavoratori , attenti e devoti pater familias.
Così come sin dalla giovane età emergono  in lui quei  temi ricorrenti che lo accompagneranno  poi per tutti i cicli della sua pittura avvenire ; è proprio quando accompagna il padre sarto  a comprare le stoffe  che Marcello Scuffi inizia a frequentare la stazione di Pistoia, in quegli anni ancora esistevano i treni a vapore, e il giovane Marcello  inizia ad osservarli  meticolosamente . Ed è proprio il tema del treno che si riproporrà  più e più volte  nell’arte del maestro, quel treno rimpianto di un epoca felice seppur dura e faticosa e che col passare degli anni  lo ricondurranno alla sua fanciullezza. Soggetto che abbandonerà per qualche tempo per poi riprendere intorno alla prima metà degli anni 80  quando le locomotive entrano nella pittura di Scuffi non più soltanto col  significato  poetico di un nostalgico ricordo  ma si imporrà soprattutto come mezzo  provocatorio di contestazione attraverso la sua accezione simbolica   sociale, politica ed ideologica; ed è anche attraverso la sua personale rielaborazione dei treni che emerge il senso intrinseco della pittura scuffiana  dove l’autore dipinge i treni in totale libertà con gli stessi occhi di un  bambino ed allora  la sua versione del treno si   spoglia da ogni elemento, diventa un soggetto filosofico, l’essenza in sé e per sé del treno, l’idea metafisica e  platonica  dove l’idea è eidos cioè forma,  è matrice eterna e perfetta l'idea in quanto concetto che si pone al di fuori della temporalità, privata da qualunque orpello del mondo sensibile reale e terreno e  la sua diviene  una sintesi, diviene ricordo. E non a caso Scuffi si definisce un pittore di forme; le sue composizioni sono perfettamente studiate, equamente suddivise tra spazi verticali ed orizzontali in armoniosa sinergia tra di loro, le linee dell’orizzonte dove il cielo incontra mari pietrificati  e terre rarefatte si intrecciano con le verticalità dei pali, che in taluni casi danno addirittura l’idea di crocifissi, o degli alberi delle barche che sostengono  vele inesistenti. Il circo, il treno, le piazze d’acqua , le marine, ogni soggetto di Scuffi è una carezza al cuore come quella che solo un amante innamorato riesce a dare; la pittura di Marcello Scuffi è silenzio,è pace , è sussurro, è stupore rinnovato, è meraviglia bisbigliata ; con Scuffi la pittura diventa sintesi , sottrazione ,dove ogni oggetto è contemporaneamente  soggetto e  viene svuotato da inutili fronzoli per raggiungere  l’essenzialità; i suoi mondi sono onirici, scenari rarefatti dalle lunghe ombre dove i colori caldi e soffusi delle terre e delle ocre si fondono perfettamente con le gelide cromie degli azzurri e dei ghiacci argentei talvolta interrotte da qualche guizzo di rosso intenso, passionale, seducente che riconduce l’osservatore alla realtà  con prepotenza quasi a volerlo risvegliare dal tepore di un lungo sogno ; i suoi ambienti scenografici sono spesso riferibili a quelli di Carrà, Morandi, Casorati, Rosai tuttavia  la pittura di Scuffi va ben oltre ,nella sua  innovativa originalità, è sogno, mistero celato è un microcosmo interiore dove le costruzioni degli edifici industriali, spesso in disuso,  e dei vecchi depositi raccontano  strutture della psiche  che sono state ma che non saranno più e in taluni casi  simbolismi inconsci così come le finestre murate  epifania di precisi stati d’animo  .
Tuttavia Scuffi è un grande pittore ma è soprattutto un grande uomo che ha posseduto  la fortuna, di pochi , di aver avuto al suo fianco una grande donna, sua compagna di vita, la moglie Lia.
 Una donna che conferma a pieno l’aforisma che l’intera umanità ormai conosce e che diventerebbe inutile persino citare. Lia Scuffi è stata per Marcello una presenza fondamentale , la donna cha ha condiviso le sue tante battaglie nel bene e nel male, negli attimi di sconforto come  in quelli di gloria, che ha sorretto il maestro nel periodo più difficile quello che ha preceduto la sua  definitiva celebrazione   nell’olimpo dei grandi nomi  dell’arte  contemporanea. Una donna di grande vigore, determinata ed energica che è riuscita, con l’amabilità che la contraddistingue e che la fa conoscere ed ammirare,  anche ad  aiutare  il marito nei lavori manuali di realizzazione dei supporti , soprattutto per quanto concerne gli affreschi. Un esempio sublime di alta femminilità, di libera e consapevole devozione amorevole ,di discreta partecipazione, di premuroso ed attento  sostegno ,  la conferma di come la dolcezza sia l’unica e sola alleata della forza, quella vera! Quella che solo noi donne conosciamo e per questo mi sento di rivolgere alla Signora Scuffi  ancora con maggiore vigore tutta la mia stima, quale esempio di Grande compagna di vita.
Abbandonando digressioni del tutto personali ma comunque a mio avviso doverose verso la persona ancor prima che verso l'artista, i quadri di Scuffi diventano l’antitesi del caotico, sembrano sospesi, immobili, privi di vita. E quell’ immobilismo, quasi onirico , è interrotto spesso da un segno dinamico dato dalla scia di un aereo o dall’impercettibile solco delle barche.
La  sua è una  ricerca artistica  colta e controcorrente, esattamente come lo è l’autore: un uomo d’altri tempi che si è sempre opposto all’adeguarsi alle mode del momento custodendo i segreti reconditi della vera pittura , quella rinascimentale soprattutto ma non solo, quella che ha fatto grande il nostro Paese consegnandolo eternamente  alla storia dell’arte universale, un uomo ostinato e coerente Marcello Scuffi che ha lottato la sua battaglia verso i miscredenti del figuratismo con la spada del suo pennello e si è difeso dai loro attacchi con lo scudo della sua tavolozza ; ha vinto con le armi  infallibili  dell’umiltà  e della semplicità , quella semplicità che lo rende unico ed inimitabile, che lo rende vero ed amabile che lo lega saldamente alle radici della sua amata Toscana allontanandolo dalla ribalta della mondanità dove ciò nonostante avrebbe pieno diritto ad occupare un posto d’onore e che preferisce lasciare  tuttavia a chi ,sotto i riflettori, ci vive benissimo , compiaciuto dalle ombre che la loro luce produce senza considerare che talvolta sotto le  luci  di un riflettore , così come accade per  quelle di un  tramonto, anche le ombre dei nani diventano giganti.
Marcello Scuffi ama dipingere, e  basta! La sua è un’esigenza vitale che va oltre il coefficiente di vendita che tuttavia è direttamente proporzionale alle sue qualità artistiche .
Qualche tempo fa scrissi un articolo sul sommo Armodio e lo definì il pittore delle grandi lettere e così è anche per  Marcello Scuffi, un grande uomo, un grande maestro, un grande pittore, un grande esempio di modestia e di straordinarietà ; tutti aggettivi che molto prima e molto meglio di me è riuscito a cogliere in lui anche il mio carissimo amico Giovanni Faccenda che da anni cura tutte le sue più belle esposizioni da Fiesole all’esperienza romana con “l’ora eterna” all’interno del chiostro del Bramante,  solo per citarne  alcune. Da anni li accomuna la stessa concezione di arte, che è accezione di   bellezza, di salvezza , di appagamento, li lega  una lunga e profonda amicizia ma soprattutto  gli stessi valori interiori di rettitudine, professionalità, onestà intellettuale, caparbietà e riservatezza . Per questo che mi permetto di suggerire vivamente ed accoratamente di visitare la mostra di Marcello Scuffi appena inaugurata, il 3 ottobre, presso le sale della fondazione Matalon di Milano curata , come al solito egregiamente dal Professor Faccenda e che sarà la prima di due tappe importanti che lo vedranno protagonista poi, a cavallo tra il mese di novembre e dicembre, presso  Palazzo Ziino di Palermo .
La mostra presso la fondazione Matalon dal titolo “una questione di impegno” si protrarrà sino al 31 ottobre , un’occasione irripetibile dove è possibile ammirare  un’ampia  produzione del maestro nella quale emerge tutto  il genio e l’abilità pittorica ,e non solo ,di un gigante dell’arte contemporanea che dal passato ha saputo cogliere  la notevole maestria degli artisti di un tempo per rielaborarla attraverso un linguaggio unico ed originale che rende la sua pittura immediatamente riconoscibile . Un viaggio meraviglioso che approda verso nuovi mondi sconosciuti dopo un lungo navigare, un viaggio nel mare sconfinato del ricordo , di quel ricordo che ci rende coscienti e consapevoli di aver vissuto e di poter continuare a farlo attraverso di essi ,di quel ricordo sognato, rifugio nei tempi peggiori quando la fallibilità umana  deve combattere con le proprie paure e le proprie miserie, di quel ricordo  indissolubilmente legato a doppio nodo alla vita perché “La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.”  E questo  Gabriel Garcia Marquez lo aveva compreso straordinariamente, esattamente come la pittura di Marcello Scuffi.
 










http://www.fondazionematalon.org/showmostre/mostre/233

 

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