Translate

martedì 12 agosto 2014

La notte di San Lorenzo... "il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me"...


Se esiste una notte pervasa da un’atmosfera magica e surreale , oltre a quella di Natale si intende bene, quella non può essere se non la notte di San Lorenzo.
Almeno per me lo è!

 Il 10 Agosto di ogni anno; ed è così da circa 30 anni , più o meno , cioè da quando  iniziai appena  a camminare,e  con i miei genitori percorrevamo lunghe passeggiate notturne che ci allontanavano  dalle luci artificiali del paese per condurci verso la campagna, con i suoi profumi intensi d’estate di erba appena recisa qualche ora prima, l’assordante coro delle rane e  quello insolente e ozioso delle cicale. Mi basta chiudere gli occhi per far riaffiorare dai meandri  della mia mente   quegli istanti , come se il tempo non fosse mai trascorso; e allora emergono  vividi quanto straordinari i ricordi della mia infanzia, come una “petite madelaine “ ; e ancora oggi un solo profumo di quelle notti  riesce a  far riaffiorare flashback del mio passato di bimba felice e spensierata.
Alla fine,  anche quest’anno , il miracolo si è ricompiuto.

Sarà stata complice una luna beffarda , oppure sarà merito dell’odore del  mare, o del fascino eterno della Magna Graecia o forse il “vento caldo dell’estate” o quello “stuzzicarello” di Rugantino che inebria  i sensi e confonde anche i più  ragionevoli e prudenti propositi .

Le percezioni diventano  musica, magia,  energia ,  come trovarsi  ad ascoltare un pezzo di Paolo Conte nel silenzio assoluto dei propri pensieri.

Nella notte dei desideri il cielo diventa elegia . Le sue stelle , che cadono come lacrime di gioia, diventano  speranze riposte, il preludio di un’alba nuova.

Le stelle diventano depositarie delle nostre attese e allora si aspetta l'arrivo del  mattino affinchè diventino consapevolezze . Ma ditemi voi , cosa sarebbe il mondo senza speranze? Cosa lo farebbe muovere se non i nostri sogni? Quali travagli  si potrebbero sopportare se non si avesse il conforto di un notte chiara e serafica illuminata solo dalle sue stelle?

Lo stesso cielo che da secoli ricopre le nostre teste e sostiene il peso delle nostre vite, lo stesso cielo spettatore di tanta crudeltà ma che ha la forza e la capacità di rischiararsi ogni volta. La notte di San Lorenzo ne è la prova, ed è a lui che noi miseri mortali rimettiamo le nostre paure ed è grazie a lui che spesso le superiamo, la stessa notte di San Lorenzo che i fratelli Taviani e quel genio indimenticato di Tonino Guerra hanno saputo tradurre in emozione e sentimento nel celebre capolavoro cinematografico omonimo; dove una delle più tristi e vergognose pagine della nostra storia trova voce attraverso le vicissitudini  commoventi e strazianti della povera gente del paese toscano immaginario  di San Martino , ma che nella realtà dei fatti  altro non è che  San Miniato , durante la fase conclusiva della seconda guerra mondiale, in piena resistenza fascista, quando le truppe tedesche , guidate dai fascisti, in balia della loro ormai esaltata follia ,sterminavano partigiani ed indigeni. Sono gli abitanti stessi che tuttavia in preda alla disperazione lottano all’estremo delle forze per la liberazione e per le loro vite, facendosi testimoni di morte e scontri sanguinosi, in uno scenario paesaggistico superbo.

La notte delle loro angosce verrà poi ripagata da un’alba di speranza : quella dell’arrivo degli alleati.

Ed ecco che il tetto di stelle fa da sfondo alla nostra labile esistenza , ci riconduce alla vita e preserva per il genere umano un dono ormai troppo obsoleto , sostituito spesso dalla superficialità e dalla frenesia : lo stupore.

Quello stesso stupore che  prende per mano e conduce verso mondi sconosciuti ed inesplorati, che permette di guardare ancora con gli occhi innocenti  di un bambino e di sentire con cuore puro; quella inebriante sensazione di piacevole stordimento che disorienta  e rapisce i sensi.

Le volte celesti che da millenni hanno affascinato le diverse civiltà e che ritroviamo spesso presenti nelle grandi opere d’arte, e questa volta non mi riferisco soltanto alla pittura, sebbene molti sono i capolavori che hanno toccato questo tema: come dimenticare la ormai conosciutissima “Notte stellata” di Van Gogh, che tra l’altro non è nemmeno l’unica opera dipinta dall’artista olandese ad avere cieli stellati  come soggetto principale  ,  dove le stelle vengono raffigurate dall’autore come vortici energetici di straordinaria potenza espressiva oltre che cromatica, o l’icaro in volo di Matisse circondato da asimmetrici corpi celesti  e poi ancora quelle di Mirò e di Picasso e ancora quelle attese ed immaginate al crepuscolo nell L’impero della luce” di Magritte; ma  queste sono  solo alcune tra le più famose opere dell’arte che hanno trovato spunto nelle stelle.

Anche nel campo della scultura come non rinvenire nelle opere straordinarie di Gianfranco Meggiato il richiamo  agli astri.

“La sfera enigma”, una sfera bronzea metaforicamente rappresentativa dell’anima umana, della sua intima ricerca interiore, l’aspirazione all’assoluto attraverso una ricerca introspettiva ed esistenziale che indaga il senso stesso della vita ; la spiritualità umana  contenuta da un groviglio in acciaio,  che prende la forma contorta ed appuntita di un’enorme stella, una stella vorticosa e tortuosa simbolicamente rappresentativa della labile e spesso travagliata condizione umana che è al contempo croce e delizia, sconfitta ed opportunità, perché sono sempre le  sofferenze e le difficoltà a condurci verso il cambiamento e la rinascita.

Un’opera monumentale di dimensioni gigantesche che assurgono  Meggiato definitivamente nell’olimpo dei grandi scultori di fama mondiale oltre che storica.

Tuttavia in questa occasione mi voglio soffermare su un'altra tecnica espressiva ,antica quanto raffinata,di inestimabile valore che ha visto i suoi albori sin dalle pre -civiltà primitive che ancestralmente  ne facevano uso   e che ha rappresentato, nel corso dei millenni,  gran parte della tradizione pittorica dell’arte figurativa  per importanza e difficoltà : sto parlando ovviamente  dell’affresco.

Nel caso specifico mi riferisco a quel capolavoro indiscusso del trecento italiano , ma che per importanza è diventato ormai patrimonio universale: La Cappella degli Scrovegni.
 

Una volta celeste di straordinaria bellezza , affrescata da Giotto con superba maestria nella sua fase di massima maturità , custodita nella città di Padova.

Eretta su navata unica e con la volta a botte, la cappella degli Scrovegni, conosciuta anche come cappella dell’Arena,  è dipinta nel  color blu oltremare ricavato con abilità pittorica e nella tipica tradizione dell’affresco dalla polvere costosissima della pietra di  lapislazzuli ed azzurrite. Uno tra i colori simbolo della cultura dell’affresco che viene ad essere associato alla sapienza e alla superiorità assoluta della divinità .

Le stelle, raffigurate sulla volta, sono appositamente dipinte ad 8 punte per rappresentare allegoricamente i Santi.

Ma il “tetto stellato”della Cappella degli Scrovegni non è l’unico capolavoro dell’arte a stupire l’osservatore , per la meravigliosa emozione che riesce a trasmettere.

Personalmente ricordo ancora molto bene  il brivido che mi pervase lungo la schiena quando, all’età di 13 anni, visitai per la prima volta il Duomo di San Gimignano, fu allora che capii come Franco Zeffirelli scelse proprio quest’incantevole città per girare alcune scene memorabili di uno tra i suoi film più belli : “Un the con Mussolini” , e compresi  perché la simpatica lady inglese, amante degli affreschi e delle opere del Ghirlandaio, si battè come una tigre per difendere la città , i suoi tesori architettonici e pittorici e le sue preziose torri dai bombardamenti nemici durante il secondo conflitto bellico. Mi immedesimai proprio in ricordo della mia visita a quell’angolo della toscana toccato dalla supremazia divina.
L'interno del duomo presenta  le decorazioni policromatiche tipiche delle chiese medievali e la straordinaria  volta a crociera dipinta di blu oltremare.
Diverse sono ancora le volte che raffigurano il cielo costellato di stelle.
Sempre nell’incantevole scenario toscano non può non citarsi la cattedrale metropolitana di Santa Maria Assunta di Siena ; la cupola interna raffigura decorazioni con cassettoni a fondo blu e stelle in rame dorato; spostandosi ad Assisi come non ricordare le grandiose volte a crociera cosparse di stelle,  che sostengono la Basilica superiore di San Francesco.

Ancora numerose sarebbero le testimonianze in merito , tuttavia in ultimo, ma non certo  meno importante, come tralasciare la spettacolare volta stellata del capolavoro di arte bizantina rappresentato dal Mausoleo di Galla Placidia a Ravenna ?

Eletto patrimonio dell’umanità dall’UNESCO , il Mausoleo di Galla Placidia  è sormontata dalla scenografica cupola in mosaIco composta da circa 600 stelle ,ripartite con traiettoria concentrica,  di diverse dimensioni e distribuite su un cielo notturno a  sfondo blu e che con andamento decrescente ,partendo dal centro, danno un’illusione spaziale proiettata all’infinito.

La croce che domina la cupola, avvolta dal manto di stelle, ha la testa verso occidente e la parte inferiore  verso oriente; per cui metaforicamente  la croce  intende rappresentare il percorso di cristianizzazione, che tramite gli insegnamenti del Cristo parte  da oriente per giungere ad occidente.
Ecco come anche in questa occasione l'arte ci aiuta a comprendere alcune aspirazioni umane ; di come l'uomo , sin dalla sua comparsa, abbia sempre vissuto intensamente il rapporta tra terra e cielo, di come abbia dovuto spesso abbandonare la materialità del primo per cercare di aspirare a raggiungere il secondo e di quanto fragile e precaria sia la nostra condizione. 
Da qualunque prospettiva lo guardi il cielo è sempre la risposta!

Ce lo insegna l’arte, ce lo insegna la musica, ce lo insegnano i nostri avi e soprattutto ce lo insegna il nostro spirito.

Confucio affermava : “Il Cielo non ha parenti; tratta egualmente tutti gli uomini” .

Ed è vero!

Il cielo , le sue stelle, sono lì per tutti , sono i sogni di tutti, sono le nostre paure e le nostre speranze. Sono  lì per essere guardate indistintamente da tutti! Dagli occhi di un bambino occidentale e da quelli di un bambino del medio oriente che ripone nel loro cadere la speranza di un futuro di pace e  che , nonostante tutto,riesce a distinguere ancora la loro scia luminosa  da quella lasciata dai bombardamenti.

Il cielo non si trova né sopra né sotto, né a destra né a sinistra; il cielo è esattamente nel centro del petto dell'uomo che ha fede! Sono queste le parole di un grande della pittura :Salvador Dalì.

Lo stesso concetto, pienamente da me condiviso, è espresso ,da un punto di vista più squisitamente filosofico ,da quello kantiano contenuto nella “critica della ragion pratica” . Un concetto profondo che prescinde da qualunque professione di culto  a conferma di come il senso etico nulla ha a che vedere con quello religioso, qualunque esso sia.

Il senso etico , trova in questo caso, coincidenza con quello estetico; ciò che riusciamo a vedere è ciò che riusciamo a sentire.

Ed ecco come "il tutto" rivela il suo valore per assumerne un reale significato : “Il cielo stellato sopra di me,  e la legge morale dentro di me”.

 

Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto piú spesso e piú a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me. Queste due cose io non ho bisogno di cercarle e semplicemente supporle come se fossero avvolte nell’oscurità, o fossero nel trascendente fuori del mio orizzonte; io le vedo davanti a me e le connetto immediatamente con la coscienza della mia esistenza. La prima comincia dal posto che io occupo nel mondo sensibile esterno, ed estende la connessione in cui mi trovo a una grandezza interminabile, con mondi e mondi, e sistemi di sistemi; e poi ancora ai tempi illimitati del loro movimento periodico, del loro principio e della loro durata. La seconda comincia dal mio io indivisibile, dalla mia personalità, e mi rappresenta in un mondo che ha la vera infinitezza, ma che solo l’intelletto può penetrare, e con cui (ma perciò anche in pari tempo con tutti quei mondi visibili) io mi riconosco in una connessione non, come là, semplicemente accidentale, ma universale e necessaria. Il primo spettacolo di una quantità innumerevole di mondi annulla affatto la mia importanza di creatura animale che deve restituire al pianeta (un semplice punto nell’Universo) la materia della quale si formò, dopo essere stata provvista per breve tempo (e non si sa come) della forza vitale. Il secondo, invece, eleva infinitamente il mio valore, come [valore] di una intelligenza, mediante la mia personalità in cui la legge morale mi manifesta una vita indipendente dall’animalità e anche dall’intero mondo sensibile, almeno per quanto si può riferire dalla determinazione conforme ai fini della mia esistenza mediante questa legge: la quale determinazione non è ristretta alle condizioni e ai limiti di questa vita, ma si estende all’infinito.

Nessun commento:

Posta un commento