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giovedì 14 agosto 2014

Quando l'arte entra nella realtà ...


 

Ormai chi ha imparato a conoscermi e di conseguenza ad accettare le mie stravaganze caratteriali, sa come spesso mi perda ad osservare determinati comportamenti umani e di come  resti affascinata da certi semplici ma profondi  gesti spontanei di vita vissuta.

“Una complicata donna semplice” mi definì , non a torto devo aggiungere dal canto mio, più di una persona, parafrasando una citazione divenuta ormai molto  popolare; una definizione,tuttavia, che devo dire  rappresenta abbastanza bene la mia personalità riflessiva ma al contempo solare e socievole.

Tre aggettivi che ad onore del vero elenco anche nel mio curriculum vitae alla voce : caratteristiche personali.

La verità è che non ne posso proprio fare a meno. Osservare le cose intendo , cercando di entrarvici dentro per scavarle a fondo con attenta analisi. Qualunque esse siano! E questo a volte può rivelarsi un’arma a doppio taglio perché mi conduce a valutare le diverse situazioni in modo terribilmente razionale, senza considerare che spesso molte di esse non possono essere ragionate né tanto meno spiegate , al contrario vanno accettate così come sono, senza se , senza ma, né però …. “ il cuore ha le sue ragioni di cui la ragione non sa nulla” affermava quel saggio di Pascal, e ultimamente sto cercando di fare tesoro di ciò,anche se da buon capricorno , segno zodiacale capricorno ovviamente, non mi costa poca fatica.

Comunque, digressioni a parte…

L’ultimo episodio che riguarda questa mia “maniacale, ma spero perdonabile,  abitudine , si  è ripetuta  giusto qualche giorno fa; mi trovavo , verso l’imbrunire, a passeggiare tra i vicoli del centro storico di un bellissimo borgo calabrese giusto per ingannare il  tempo prima di rincasare per la cena.

Durante il mio cammino, mi guardavo intorno per osservare i fantastici edifici antichi e gli scorci fioriti di  geranei e  bouganville che impreziosivano quel luogo così caratteristico; ad un tratto , presa da un’ improvvisa stanchezza, mi accorsi che era ormai trascorso parecchio tempo da quando presi a districarmi all’interno di quel dedalo meraviglioso; decisi allora di appoggiarmi a riposare qualche minuto su di un muricciolo in i pietra in previsione di un mio seguente rientro; tuttavia non misi in conto che di lì a poco il mio proposito così ben formulato e razionale entrò in lotta con ciò che  i miei occhi  in meno di un istante erano riusciti a catturare, incuranti di benchè  minima volontà.

Alzando la testa , osservando al di là di una finestra spalancata, forse per via del caldo insopportabile ,mi trovai di fronte un’immagine di straordinaria quotidianità  e di semplice bellezza.

Lo so che probabilmente il primo pensiero che può passare nella mente del lettore  è  che la mia è stata una sfrontatezza, poco educata ed impertinente e forse questa può sembrare un’affermazione esatta ma  il mio gesto è stato un gesto dettato dalla buona fede e il mio atto , del tutto involontario ed innocente, non voleva essere in alcun modo offensivo , né tanto meno intendeva  violare l’intimità di quella casa e dei suoi componenti.

La verità , unica e sola, è che dinnanzi a me si mostrava un’ immagine eccezionale di vita familiare raffigurata da una bimba di circa sei o sette anni insieme ad una giovane donna dallo sguardo maturo , che presumibilmente associai alla figura di sua madre, sedute ad un tavolo intente a cenare in silenzio.

Un’ azione ,la loro  ,  comune quanto meravigliosa nella sua semplicità e nella sua genuinità, un gesto che, in quell’istante pensai, accomunasse milioni di famiglie , un gesto che, sin dalla notte dei tempi, aveva reso possibile ,  attraverso la  consuetudine del convivio , il dialogo spesso silente  tra genitori e figli e tra generazioni di popoli , culture ed epoche differenti.

Osservandole per qualche istante, con la paura di essere scoperta e di risultare ai loro occhi  per ciò stesso indiscreta, visualizzai una vera e propria opera d’arte, uno spaccato di vita all’interno di una stanza poco illuminata dalla quale proveniva un assordante silenzio.

Fu proprio questo silenzio ad impressionarmi e forse anche ad incuriosirmi.

Immediatamente questa sensazione e le emozioni da essa prodotte mi condussero  ad associare , quasi istintivamente, quell’immagine così reale ed intensa ad un’opera straordinaria di uno dei pittori viventi più grandi al mondo oltre che tra i miei preferiti in assoluto: l’opera in questione è ”Cena per due”  e il sommo autore altri non può essere che l’immenso Antonio Lòpez Garcìa.


La similitudine, per chi come me adora l’opera alla quale mi riferisco, è quasi scontata.

La presenza delle due donne, la tavola imbandita non frugale oltre che quell’ambientazione fatta di quotidianità , di semplice meraviglia, che quel silenzio sommesso rendeva  a tratti malinconica ; l’assoluta mancanza di una figura maschile che  nel dipinto, a differenza dell’episodio da me vissuto , lascia però intendere , vista la raffigurazione di un altro  piatto benchè vuoto, la presenza di un ulteriore commensale.

Stesso parallelismo riuscivo   a coglierlo in quell’istante rubato ,  nell’assenza di dialogo “parlato” tra madre e figlia; in quell’atmosfera di apparente distacco con la realtà espressa soprattutto dalla madre, assorbita dai suoi pensieri e da quella routine quotidiana fatta di abitudine e problematiche; un attimo, quello della cena, di riflessione spirituale che ella vive con introspezione , una meditazione auto esistenziale, un’ analisi interiore  riservata del tutto privata  da vivere  in silente mutismo attraverso un dialogo  introspettivo. E poi lo stesso sguardo assente e maturo della bimba, quasi anacronistico che la spinge a guardare nel vuoto o , come nel caso dell’opera, ad indirizzarlo  verso un osservatore non ben definito  e comunque distratto e disinteressato  anch’egli al richiamo d’attenzione implorato dallo sguardo, tuttavia rassegnato , della piccola commensale che preferisce continuare a consumare il suo pasto senza nulla pretendere.

Ritrovo molto di me nello sguardo della bambina , non nella madre, della “Cena per due”,  così come in quello della piccola seduta all’interno della casa al di là delle finestra, che nel frattempo si accorse della mia presenza ed interruppe la sua espressione cupa e rassegnata, rischiarando il volto con   un sorriso tenero e disarmante che mi rivolse con generosità e  al quale risposi con altrettanta partecipazione;  e così la madre, immersa nei suoi pensieri , avverte il sorriso della bimba ma non ne comprende il motivo e la esorta a continuare la sua cena mentre  si alza di scatto e scompare in un'altra stanza; riguardai la bimba ci scambiammo un ultimo sorriso, poi stavolta fui io la prima a salutarla con un lieve cenno della mano al quale la piccola  rispose di riflesso, poi mi alzai e ripresi il mio cammino.

 Mi resi conto che la bellezza di quell’istante che mi aveva ricondotto al quadro di Antonio Lòpez Garcìa  era fuggito, si era spezzato l’incantesimo… quello scatto fotografico così perfetto, immortalato dalla mia mente, era scomparso e allora compresi ancora di più la grandezza di un artista eccelso come Antonio Lòpez Garcìa , che era riuscito a cogliere e catturare in quella, come in tutte le altre sue spettacolari opere ,quello e solo quell’istante di vita vissuta rendendolo eterno ; è questo che fa “Grande” un artista, quell’istante  sottile ma immenso  che rende un’opera eccelsa ed immortale, la maestria di rendere infinito un attimo…

Minimamente scalfito dal alcuna tendenza avanguardista, e fortemente radicato alle radici più salde della pittura antica, prima tra tutte quella del 300  e del 400 italiano con Giotto e Desiderio da Settignano, Lòpez Garcìa è senza ombra di dubbio uno tra i geni incontrastati della pittura figurativa internazionale; molti sono coloro che lo definiscono il pittore realista per eccellenza , tuttavia, i suoi quadri sono pervasi da un’aura metafisica e surreale originalissima. Un mondo onirico il suo personale e minuziosamente studiato dove ad emergere non è l’inconscio ma piuttosto gli aspetti di una vita reale esaminati dettagliatamente.

Soprattutto nei sui interni i soggetti umani , cos’ come gli oggetti,  diventano figure sospese tra la realtà immanente  e quella di un mondo occulto e sconosciuto ; ed ecco come tali figure diventano piuttosto presenze immerse all’interno di un contesto   silenzioso con l’intento quasi di ripulirle da ogni sensazione umana , allontanandone ricordi e pensieri e segregandole  al limite del sensibile.

La sua pittura, straordinariamente meticolosa, virtuosa, ricercata in modo maniacale e per ciò stesso di produzione assai limitata, è un continuo indagare, un investigare costante quel mondo del mistero che non è un mistero trascendentale appartenente ad un mondo noumenico ed inconoscibile che si pone  come limite della comprensione umana,   ma piuttosto è il mistero della realtà, quella quotidiana .

Lopez Garcia da spazio ad un mondo di persone , inserendole in un luogo dove l’esistenza e quella linea sottile tra la vita e la morte si fondono e si confondono dando origine ad una nuova realtà , quella che solo l’autore riesce a raccontare  attraverso  la poesia espressa nelle sue opere.

La grandezza degli intenti dell’autore risiedono soprattutto in quella capacità  , concettualmente densa di  significati ed espressa con abilissima maestria pittorica , di esprimere il pensiero di bellezza attraverso l’umiltà dei soggetti e la semplicità degli oggetti e dei gesti più comuni e per questo stesso universali.

Lòpez Garcìa riesce con mirabile bravura a cogliere quell’attimo fuggente delle vita reale, che sia esso un paesaggio, o un interno di vita familiare, immortalandone l’eternità attraverso una ricerca e un’analisi della realtà  dove i soggetti diventano presenze, figure sospese tra  il reale e l’altrove , una realtà all’interno della quale prende forma un dialogo silente  non col mondo del subconscio bensì con un mondo di ombre.

 I due mondi si fondono e si confondono tanto che la scoperta, finale all’indagare ,spesso diventa inquietante.
 

Volendo azzardare una similitudine cinematografica , del tutto personalissima, quando osservo non solo  l’opera “Cena per due” , o  “l’apparizione” e  buona parte della produzione pittorica del Maestro, avverto le stesse sensazioni che provai quando vidi per la prima volta il film di Alejandro Amenábar: The Others.

Davvero un film ben riuscito nel suo genere, dove il mondo del reale si mischia con  quello irreale, sino al punto che si disconosce quale dei due mondi sia l’uno piuttosto che l’altro; I personaggi sono sospesi tra due realtà parallele e complementari ; il finale rivelerà  una sconcertante verità e una presa di consapevolezza che per l’intera durata della proiezione non si riesce ad intuire ma che per rispetto a chi non ha visto il film , credo pochi tuttavia dal momento che la pellicola è del 2001 ed è stato un successo d’incassi all’epoca, non rivelerò.

Sappiate solo che il maggiordomo non c’entra , anche se in parte servirà alla protagonista per arrivare alla soluzione dell’enigma finale e a districare il bandolo intricato della matassa.

Tuttavia,e il film in questione ne è la prova, anche vivendo nel mondo reale e riuscendone ad indagare il mistero attraverso la minuziosa riproduzione fedele dei suoi singoli aspetti, siano essi animati  o meno,

Nulla è quello che sembra!

E come afferma Grace Stewart, la bella quanto misteriosa madre interpretata da Nicole Kidman:

 

« Nessuna porta deve essere aperta prima che l'ultima sia stata chiusa » .

Il perché non sempre ci è concesso sapere…

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