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sabato 2 agosto 2014

Una pausa di riflessione!


Agosto è stato per me sempre un mese molto particolare, non molto amato a dire il vero, troppo rumoroso, troppo chiassoso , troppo sfacciato, insomma l’opposto di me.
Ho sempre preferito l’autunno che è di sicuro il periodo dell’anno più confacente alla mia persona, col suo sapore romantico, i suoi colori caldi ed avvolgenti, i suoi profumi inebrianti.

Agosto, forse per il suo caotico immobilismo è anche il periodo dei bilanci e anche  dei nuovi progetti; per molti questo periodo coincide con la fine dell’anno , subito dopo Natale ,quando ci  si sente tutti più buoni e pieni di bei  propositi, ma non per me …

Agosto è il momento della riflessione , l’attimo di fermarsi a pensare dopo un anno di lavoro, di affanni, di levatacce ancor prima dell’alba, di ore trascorse sui treni , di incontri con persone nuove, di perdite di tempo con persone che non lo meritavano , di gioie , di pene, di rimpianti, di rimorsi, di perdite care, di sogni, di delusioni , di conferme,di soddisfazioni, di tagli col passato, di aperture verso il futuro.

Con l’arrivo di Settembre tutto però torna a riprendere il suo senso o forse sarebbe più corretto dire il suo  buon senso dal momento che in questo periodo, più che in tutto il resto dell’anno,  si è soliti imbattersi in taluni “fenomeni da manuale preistorico” capaci di dar  libero sfogo al meglio delle loro potenzialità ancestrali  , le quali tuttavia  non sempre  coincidono  con quella che comunemente si definisce “buona educazione “.  Ciò nonostante le tipiche manifestazioni  collettive  di massa , a metà tra l’imbecillità e l’isteria , riescono ogni anno ad unire alcuni prototipi di Homo sapiens che a ben vedere di sapiens hanno davvero ben poco.

Per fortuna tra un mese tutto sarà rientrato compresi alcuni opinabili aspetti comportamentali umani, senza tuttavia aspettarsi grossi miracoli.

Cari amici anche quest’anno è giunto per me questa fatidica “ pausa di riflessione”, che riguarderà davvero diversi aspetti della mia vita. Lo scorso anno la mia fu una “riflessione” davvero straordinaria dal momento che mi dedicai la visita alla mostra del Sommo Armodio in una ,se non la più bella, almeno per me, città al mondo : Firenze.

Ancora ne custodisco segretamente, e neanche poi tanto, il ricordo meraviglioso; l'arte è a mio avviso sempre  e comunque condivisione e certi "egoismi" in questo campo sono da escludere.

Un’ esperienza che riuscì a cambiarmi profondamente,  sia intimamente che come “aspirante artista”.

È così che voglio lasciarvi, anche se solo per pochi giorni,  con  il più coinvolgente quanto compromettente  dei  congedi : un bacio.

Ma non con un bacio  qualunque ma con uno tra i baci, a mio parere,  più belli ed intriganti della storia dell’arte contemporanea.

Quel bacio tanto indagato quanto straordinario del grande  capolavoro di quel Genio indiscusso che era Renè Magritte: “Gli amanti “ o “les amants” per conservare nella sua interezza quel fascino d’oltralpe che rende tutto più magico e seducente.
 

Non riesco a guardare quest’opera senza incantarmi per ore ed ore. Questa fu una dei capolavori da sindrome di Stendhal, passai  penso almeno un' ora in silenzio a contemplarla sotto gli occhi  un po’ preoccupati dei guardiani che credo in quell’occasione misero seriamente in dubbio la mia   stabilità mentale.

La prima volta che la vidi sentii un coinvolgimento totale di quelli che ti stordiscono, ti incantano, ti rapiscono e al contempo ti fanno paura perché riescono a disarmarti completamente; ed allora ti senti in balia della sua energia senza riuscire a ribellarti. Esattamente le stesse sensazioni che si provano quando ci si innamora; quello strano stato di grazia inebriante che ti solleva e ti astrae dal resto del mondo.

Tuttavia la mia prima esperienza da Sindrome di Stendhal la provai in uno dei luoghi più straordinari in assoluto nel quale un essere umano possa avere la fortuna di trovarsi, almeno una volta, nella vita : parlo di Galleria degli Uffizi e l’opera in questione era “La nascita di Venere” del Botticelli.

Ancora adesso sento un brivido che mi pervade lungo la schiena solo al pensiero, come quando ti trovi ad ascoltare un brano di George Gershwin, in una giornata d’autunno, magari mentre fuori piove  a dirotto.

Va bhè! Divagazioni personali a parte!

“Gli amanti” contengono uno dei baci più belli oltre che più esplorati della storia dell’arte italiana. E non a torto!

L’opera riprende uno dei temi più caratterizzanti della pittura di Magritte, quello degli amanti, che tuttavia ritorna nuovamente nelle sue opere, ma a volto scoperto.

Ed è proprio questa la particolarità , il cardine del capolavoro stesso : la presenza del panno, forse un lenzuolo, sul volto degli amanti.

Gran parte della critica e non solo, attribuisce alla presenza del panno bianco che avvolge il volto dei protagonisti, il collegamento al suicidio della madre dell’autore  che fu ritrovata morta, suicida appunto , all’interno di un fiume col volto ricoperto dalla camicia da notte che aveva in dosso al momento della sua morte.

Questo evento procurò all’artista un forte trauma tanto che la presenza del panno nelle sue opere divenne quasi un’ossessione, un modo per far riemergere quell’orribile esperienza.

Ciò nonostante un’opera di tale grandiosità  non può essere limitata a solo questa spiegazione.

I volti coperti celano un significato ben più profondo che è rappresentato dall’incomunicabilità umana; quell’incomunicabilità che rende i due protagonisti incapaci non solo di vedersi ma soprattutto di guardarsi; di quell’essere così fisicamente vicini eppure profondamente lontani.

Nonostante il contatto fisico, che lascia intendere anche un sentimento intenso e passionale  ma tuttavia frenato, Il loro è un amore muto, distante, un assordante grido sordo.

L’incapacità comunicativa  , raffigurata metaforicamente dalla presenza del panno sui loro volti, diventa l’ostacolo al loro sentimento, l’impedimento ad un dialogo soffocato e sofferente nella costante lotta  tra Venere e Marte.

L’intensità , quasi commovente dell’opera,  fa emergere  l’impossibilità , spesso oggettiva, di abbandonarsi all’amore, l’incapacità di arrendersi alle proprie paure , alla rinuncia di se stessi.

Chi non ha vissuto almeno una volta nella propria vita l’immedesimazione nello stato d’animo degli amanti raffigurati da Magritte? Quel senso di impotenza che spesso ci impedisce di dimostrare i sentimenti, di comunicare le nostre ansie e le nostre paure e preferire tacere e piegarsi alla logica dell’orgoglio piuttosto che a quella del cuore, o peggio ancora ,rinunciare ad un affetto  pur di esprimere le proprie debolezze. Come se l'amore fosse sinonimo di debolezza! Come se l’amore non fosse la risposta ad ogni ansia e ad ogni paura. Eppure è così! Capita ogni giorno!
La quotidianità diventa   silenzio  e il silenzio diventa abitudine e l'abitudine si finisce con l'accettarla o peggio ancora giustificarla . Ma come può rendersi normale ciò che  normale di fatto non è.  Cosa c’è di normale nel non comunicare? Nulla ,se non  l’ abiezione che conduce inevitabilmente alla sconfitta !

Qualcuno scrisse: “chi non comprende i tuoi silenzi probabilmente non capirà neanche le tue parole....”, probabile ,ma a volte l’incapacità al dialogo diventa un ostacolo insormontabile . Si ha sempre timore di  perdere qualcosa  che ci appartiene e questo ci spaventa, come spaventa pronunciare parole come “grazie” o “mi dispiace” o “ perdono” parole che costano molto più di qualsiasi altra cosa al mondo. Spesso i sentimenti negativi  come quelli generati dalla rabbia, dal risentimento  o  dal sentirsi feriti sono anche i più semplici da esprimere, ma quando si tratta di amore chissà perché la strada più comoda è il tacere. 
Chi tace acconsente?
 No!
“ Chi tace sta zitto” diceva Francesca Nuti, e con ragione aggiungo io, chi tace sta zitto! Forse perché tacere è più comodo che esprimersi o forse solo  più difficile. E allora  le parole non dette diventano le uniche che si vorrebbero sentire.

E’ questa la grandezza dell’opera magrittiana, la capacità sublime di esprimere un vortice di sensazioni e di emozioni che appartengono si “agli  amanti “ma che poi alla fine appartengono al genere umano e ai difficili , spesso impossibili, rapporti interpersonali . A quel sottile e complesso legame che lega due amanti nel senso intrinseco oltre che etimologico del temine cioè “colui o colei che si ama” o meglio dire che si prova ad amare  ma che spesso non ci si riesce e che spesso viene confusa con quella accezione di clandestinità che ne ha assunto ormai  il  significato  comune.

Ed allora è questo il bacio che dedico a tutti coloro che hanno occhi per sentire e cuore per guardare!

Accostando, per ultimo, “Les Amants,” uno tra i quadri più belli che siamo mai stati dipinti ad un brano di Mahatma Gandhi complementare ,per molti versi, all'opera di Magritte:  

Un giorno, un pensatore indiano fece la seguente domanda ai suoi discepoli: "Perchè le persone gridano quando sono arrabbiate?"
"Gridano perchè perdono la calma" rispose uno di loro.
"Ma perchè gridare se la persona sta al suo lato?" disse nuovamente il pensatore.
"Bene, gridiamo perchè desideriamo che l'altra persona ci ascolti" replicò un altro discepolo.
E il maestro tornò a domandare: "Allora non è possibile parlargli a voce bassa?"
Varie altre risposte furono date ma nessuna convinse il pensatore.
Allora egli esclamò: " Voi sapete perchè si grida contro un'altra persona quando si è arrabbiati? Il fatto è che quando due persone sono arrabbiate i loro cuori si allontanano molto. Per coprire questa distanza bisogna gridare per potersi ascoltare. Quanto più arrabbiati sono tanto più forte dovranno gridare per sentirsi l'uno con l'altro. D'altra parte, che succede quando due persone sono innamorate? Loro non gridano, parlano soavemente. E perchè? Perchè i loro cuori sono molto vicini. La distanza tra loro è piccola. A volte sono talmente vicini i loro cuori che neanche parlano, solamente sussurrano. E quando l'amore è più intenso non è necessario nemmeno sussurrare, basta guardarsi. I loro cuori si intendono. E' questo che accade quando due persone che si amano si avvicinano." Infine il pensatore concluse dicendo: "Quando voi discuterete non lasciate che i vostri cuori si allontanino, non dite parole che li possano distanziare di più, perchè arriverà un giorno in cui la distanza sarà tanta che non incontreranno mai più la strada per tornare
."

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